ANNO 16 n° 292
Indagati sei tecnici e un assessore
Scoperto da carabinieri e forestale un giro di gare truccate per oltre 5 milioni
17/02/2016 - 12:20

VITERBO – Ci sono anche un assessore del Comune di Civita Castellana (Sergio Annesi, con delega ai Lavori pubblici) e sei tecnici comunali, tra geometri e ingegneri delle amministrazioni di Civita, Grotte di Castro e Villa San Giovanni in Tuscia, tra gli indagati dell’operazione Led, iniziativa congiunta di carabinieri e corpo forestale che questa mattina ha portato anche ai domiciliari il presidente, l’amministratore delegato e il responsabile commerciale della CPM Gestioni termiche srl con l’accusa di concorso in turbativa d’asta. L’operazione ha riguardato tre Regioni, Lazio, Umbria e Marche, e tre province, Viterbo, Terni e Macerata. Nel mirino degli investigatori sono finiti tre appalti per la manutenzione di impianti di illuminazione e termici, che la CPM srl si sarebbe aggiudicata influenzando l’iter procedurale delle altrettante gare bandite dai Comuni coinvolti tra il 2014 e il 2015. Soprattutto su Civita Castellana si sarebbe concentrata l’attenzione degli investigatori, dato che l’appalto attenzionato riguarda un contratto quindicinale da 350mila euro all’anno, con l’opzione di aumento dell’importo fino a 700mila euro. Un giro d’affari da oltre cinque milioni di euro. Decisamente inferiori, invece, le cifre che riguardano le gare di Grotte di Castro e Villa San Giovanni in Tuscia.

“Le perquisizioni negli uffici dell’azienda e delle amministrazioni sono ancora in corso – spiega il colonnello Mauro Conte, comandante provinciale dei carabinieri di Viterbo, durante la conferenza stampa mdi questa mattina che ha svelato i particolari di Led -, abbiamo acquisito molto materiale utile all’indagine. L’operazione Led, che ha visto l’impiego di circa 60 uomini, è stata condotta insieme al comando territoriale del corpo forestale dello Stato. Proprio da una segnalazione raccolta dalla Forestale si è avviata l’inchiesta, che ci ha portato a scoprire un importante sistema di illeciti posto in essere dalla CPM Gestioni Termiche srl, con sede operativa a Recanati e sede legale a Terni. I responsabili di questa società, arrestati stamattina, influenzavano l’iter procedurale delle gare d'appalto bandite dai Comuni interessati per la manutenzione di impianti di illuminazione e impianti termici nei palazzi di competenza comunale. Abbiamo accertato, attraverso rilevazioni tecniche in vari ambienti e captazioni telefoniche, che l’interfaccia con le amministrazioni era il responsabile commerciale dell’azienda”. Tra i sette indagati, inoltre, figura anche un altri dirigente della CPM.

A Civita Castellana la prima gara, con base d’asta di due milioni e mezzo di euro, è andata deserta. “La seconda – aggiunge Conte -, alterata, l’ha vinta la CPM, per un volume d’affari totale di circa 5 milioni di euro. Una volta svelato questo meccanismo, i gip D’Arma e Tucci hanno emesso gli ordini di custodia cautelare ai domiciliari per i tre referenti delle aziende, gli avvisi di garanzia e hanno dato il via alle perquisizioni Tra gli indagati ci sono l'assessore ai lavori pubblici del Comune di Civita Castellana Sergio Annesi e sei tecnici, tra ingegneri e geometri, responsabili tecnici dei servizi ma anche consulenti esterni. A seguito di questo appalto, il Comune di Civita avrebbe potuto anche accedere ad un finanziamento specifico da parte dell’azienda regionale Sviluppo Lazio”. Al momento dell’arresto, uno dei tre dirigenti della CPM stava sciando a Ortisei, mentre gli altri due sono stati raggiunti dall’ordine di custodia cautelare mentre si trovavano nelle proprie abitazioni. Al momento l’ipotesi di reato riguarda la turbativa d’asta, non la corruzione.

“Questa operazione rappresenta una positiva integrazione di competenze tra forestale e carabinieri – spiega Giovanni Coviello, primo dirigente del corpo forestale per le province di Viterbo e Rieti -. Abbiamo testato sul campo il percorso strategico di assorbimento del nostro corpo da pare dell'Arma e credo sia stato un ottimo banco di prova”.

L’inchiesta è coordinata dal dottor Stefano Pepe.

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