

VITERBO – (d.f.) Niente più carcere preventivo (o domiciliari) per fatti avvenuti da troppo tempo: la rivoluzione questa volta parte da Viterbo, a seguito del ricorso, accolto, presentato davanti alla Corte di Cassazione da Alessandro Tramannoni, amministratore delegato dell’azienda Cpm Gestioni Termiche, dal fratello Luca Tramannoni e dal direttore commerciale dell'azienda Massimiliano Sanzogni.
I tre erano finiti ai domiciliari, nel febbraio scorso, per l'operazione ''Led'', condotta congiuntamente da carabinieri e forestale per una vicenda riguardante una turbativa d'asta in appalti pubblici per la fornitura di impianti elettrici. Nel mirino degli investigatori finirono tre gare d'appalto, quelle dei Comuni di Villa San Giovanni in Tuscia, Grotte di Castro e Civita Castellana, assegnate tra i 2014 e il 2015. Tutte aggiudicate dalla Cpm Gestioni Termiche, società di Recanati.
La sentenza della Cassazione, pubblicata dal Sole 24 ore, porterà questa vicenda viterbese ad essere un punto di riferimento per la giurisprudenza italiana. Una svolta per coloro che da mesi attendono gli effetti della legge 47 del 2015 che riforma la custodia cautelare. Di fatto, con la sentenza 24476 depositata il 13 giugno scorso, la Cassazione sottolinea che in questi casi il ricorso agli arresti preventivi prima della sentenza definitiva di colpevolezza deve essere considerato extrema ratio, e va comunque - si legge nel testo della sentenza - ''motivato dettagliatamente sia sotto il profilo della concretezza del pericolo di reiterazione del reato, sia sotto quello dell'attualità del reato''. Più lontani nel tempo sono i fatti oggetto di indagine, dunque, più remoto deve essere il ricorso alla custodia cautelare, in carcere o ai domiciliari.
I difensori dei fratelli Tramannoni, Daniele Nobili e Gabriele Cofanelli, si erano rivolti in Cassazione dopo aver incassato il rigetto dei giudici romani del tribunale del Riesame all'impugnazione dell'ordinanza d’arresto. Contro quegli arresti per turbativa d'asta i difensori hanno bussato alle porte della Cassazione, Sesta penale, che ha annullato la decisione del Riesame di Roma, contestandone le motivazioni, carenti dal punto di vista dell'attualità dei rischi di reiterazione o di inquinamento probatorio, e in riferimento alle nuove norme.
Mentre le indagini proseguono, il caso Tramannoni diventerà per avvocati e addetti ai lavori un esempio da studiare.
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