ANNO 9 n° 349
Il veleno esce dall'acqua ma entra nelle bollette?
Servono sei milioni l'anno per la
manutenzione dei dearsenificatori
31/12/2014 - 02:00

di Roberto Pomi

VITERBO - La Tuscia finalmente libera dall’arsenico nell’acqua dei rubinetti, ma esposta a un salasso economico. Con la fine dell’anno scade l’ultima proroga per i comuni interessati dal problema. Dal primo gennaio, in un modo o nell’altro, sarà scritta la parola fine sulla brutta esperienza che ha costretto migliaia di persone a fare la fila alle casette dell’acqua. I viterbesi potranno entrare con maggiore serenità sotto la doccia e la smetteranno di riempire la caffettiera con l’acqua contenuta in un bottiglione da cinque litri. Prova che richiede sommo equilibrio.

La Regione ha provveduto all’istallazione degli impianti di dearsenificazione e si farà carico dei costi di gestione e manutenzione del primo anno. Ancora non esiste un documento ufficiale della Regione che faccia il punto sullo stato dell’arte, ma la situazione è definita sotto controllo. Il dearsenificatore di Monte Jugo, chiamato a servire il capoluogo della Tuscia, è praticamente terminato. Lo stanno testando e stanno attendendo i risultati delle analisi sull’acqua pompata. Situazione data per rassicurante nel resto del Viterbese, con due piccoli nei: Castel Cellesi e Bagnoregio. Qui gli impianti sono stati consegnati in ritardo lo scorso 15 dicembre. Là dove i dearsenificatori non fossero pronti per la prima alba del 2015 si andrà a ovviare con dearsenificatori mobili.

E se tutto questo può far tirare, dopo lunga attesa, un sospiro di sollievo ai cittadini a stroncare il fiato ci penseranno i costi. Quelli sostenuti per fornire il territorio della Tuscia di tutti gli impianti necessari ammontano a circa 30 milioni di euro. Per la manutenzione annuale si stima di dover spendere circa 6 milioni di euro. Ma non finisce qui. Infatti la Regione Lazio, mantenendo fede alle promesse del presidente Nicola Zingaretti, ha coperto queste prime spese e quelle necessarie alla manutenzione del 2015. E dall’anno prossimo? C’è però dell’altro. Gli impianti di dearsenificazione non hanno vita eterna e vanno sostituiti dopo 7 anni. E sostituirli significa tirare nuovamente fuori 30 milioni di euro.

Una soluzione, quella della dearsenificazione, che rischia di essere un vero e proprio salasso per i cittadini. Urge cullarsi poco sugli allori e spingere per una soluzione alternativa. Vedi “miscelazione” delle acque all’arsenico con altre a bassa concentrazione, così da ottenere acqua potabile con concentrazioni inferiori ai 10 microgrammi per litro.





Facebook Twitter Rss