ANNO 16 n° 274
«Ha falsificato un testamento», suora indagata per truffa e falso
16/06/2012 - 10:15

Hanno sequestrato l’appartamento, ma i soldi - 484mila euro in contanti - sono al momento spariti. Un testamento ritenuto falso, una suora dell’ordine delle ancelle del sacro cuore che finisce sotto accusa, che viene ritenuta responsabile di aver architettato una truffa nei confronti di una donna che aveva deciso di trascorrere gliultimi giorni della propria esistenza in convento. Fatti e vicende che risalgono al 2007 e che hanno Roma come scenografia. Una storia che culmina con la notifica di un provvedimento di sequestro consegnato ieri a Napoli, dove dimora da qualche tempo la suora finita sotto inchiesta.

Truffa, falso, sostituzione di persona sono le accuse ipotizzate nei confronti di Angela Gramegna che ha ricevuto la visita degli uomini della polizia municipale partenopea dirette dal comandante Luigi Sementa. E la suora ha reagito con incredulità, amarezza, rabbia. Una situazione che lei ha ritenuto incresciosa anche perché si è verificata nel convento delle ancelle del Sacro cuore di Largo Volpicelli, nella zona collinare della città. Dopo aver letto le accuse elencate nel provvedimento di sequestro, suor Angela si è detta pronta a fornire le dovute spiegazioni ritenendosi comunque estranea alle ipotesi dei pm della Capitale.

In attesa che il procedimento prenda corpo, nella carte della Procura c’è la storia di due donne: l’anziana signora Francesca Di Cesare, che decide di trasferirsi nel convento dell’ordine delle ancelle del Sacro Cuore di via Venti Settembre a Roma; dall’altro Angela Gramegna, la suora che le offre cure e assistenza spirituale all’anziana ospite. Nel 2007 Francesca Di Cesare muore e, grazie a una perizia grafica, gli inquirenti accertano che il testamento olografo (la forma più diffusa di lascito ereditario, che non prevede la presenza di un notaio, n.d.r.), sarebbe stato in realtà redatto dalla suora che negli ultimi mesi di vita della proprietaria dell’appartamento aveva frequentato assiduamente la casa di Francesca Di Cesare. È così che l’appartamento di via Zara al civico numero 13 a Roma passa nella disponibilità della suora, assieme ad altri beni tra cui un capitale di circa 500mila euro.

Agli atti dell’inchiesta ci sono le testimonianze della portinaia e dei condomini del palazzo di via Zara, secondo i quali in quel periodo - mentre la padrona di casa era in convento -, numerose suore entravano e uscivano dall’appartamento della signora Di Cesare portando via oggetti, documenti e abiti.

Chi erano le suore indicate dai testimoni? A che titolo entravano nell’appartamento romano? Lo facevano su richiesta della Di Cesare? Sono queste alcune delle domande alla base dell’inchiesta sul testamento controverso. Ma ad attirare l’attenzione degli investigatori, non sono stati solamente i condomini di via Zara ma anche una ex compagna di studi di Francesca Di Cesare. È stata la sua testimonianza a indicare come fasulla la firma in calce al testamento olografo nel quale Francesca Di Cesare parlava delle ancelle del Sacro Cuore «come la mia famiglia, a cui ho intenzione di lasciare tutti i miei beni».

ilmessaggero.it

 






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