ANNO 16 n° 272
Yemen, rapito un carabiniere italiano
30/07/2012 - 09:33

Il responsabile della sicurezza dell'ambasciata italiana a Sanaa, la capitale dello Yemen, è stato rapito domenica da alcuni uomini armati. Si tratta di un carabiniere, Alessandro (ma il cognome ancora non è stato reso noto) ed è stato prelevato in un negozio nei pressi della sede diplomatica italiana, dove si trovava in borghese per fare degli acquisti personali. Non si sa con certezza chi sia stato a catturarlo anche se, secondo fonti qualificate della sicurezza, i rapitori sarebbero un gruppo di criminali locali, senza legami con le numerose cellule di Al Qaeda presenti nel Paese. I servizi di sicurezza yemeniti hanno fatto sapere che l'italiano «è stato portato verso una destinazione sconosciuta», aggiungendo che è stata immediatamente aperta un'inchiesta per tentare di identificare i rapitori e di localizzare e liberare il carabiniere.

NESSUN PERICOLO DI VITA - Arhab Al-Sarhi, il presidente dell'Associazione italo-yemenita e residente a Sanaa è stato raggiunto telefonicamente da Corriere.it: «Escludo che Alessandro corra pericolo di vita -ha detto -. I rapitori si faranno sentire nel giro di poche ore per utilizzare il sequestrato come merce di scambio, analogamente a quanto avvenuto tante altre volte. Non si tratta quindi, con tutta sicurezza, di un atto terroristico».

ATTACCO AL MINISTERO DEGLI INTERNI - Anche la Farnesina ha confermato la notizia del sequestro, riferendo che si tratta di un addetto alla sicurezza dell'ambasciata, riaperta solo da qualche mese dopo la fase convulsa vissuta dal Paese con il braccio di ferro tra l'opposizione yemenita e l'allora capo dello Stato, Ali Abdullah Saleh. In una telefonata con il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi, l'omologo yemenita, Abubakr al-Qirbi ha detto che la caccia ai rapitori è cominciata. Il ministro yemenita ha anche promesso che farà il possibile per scoprire i rapitori del carabiniere. «La priorità assoluta deve essere anzitutto quella di tutelare l'incolumità del nostro connazionale» ha sottolineato il ministro Terzi.

COMMANDO AL MINISTERO DEGLI INTERNI- Nello Yemen la situazione è da tempo instabile. Le tensioni sono riesplose proprio nella giornata domenica quando un centinaio di uomini armati, appartenenti a varie tribù, hanno preso d'assalto la sede del ministero degli Interni a Sanaa, chiedendo di essere arruolati nelle forze di polizia. Il commando che ha preso il controllo dell'edificio, ha anche preso in ostaggio alcuni impiegati e li ha rilasciati alcune ore dopo. Al-Sarhi esclude qualsiasi collegamento tra questa vicenda e il rapimento: «Sono fatti accaduti in due zone diverse della città e sembrano due questioni completamente scollegate».

UN PAESE INSTABILE - Questi episodi si inseriscono in ogni caso nel contesto di instabilità che segna lo Yemen, il più povero tra i Paesi della penisola arabica. Instabilità che non sembra essersi attenuata dopo l'uscita di Saleh, che dopo 34 anni al potere ha ceduto all'onda della primavera araba (che in Yemen ha registrato uno dei suoi picchi) prendendo la via di un ufficioso esilio in Usa e lasciando la guida del Paese al suo vice, Abd Rabbo Mansour Hadi, eletto il 21 febbraio scorso come presidente provvisorio dello Yemen. Questa exit strategy «morbida», appoggiata da Usa, Onu e Arabia Saudita e che prevede una transizione biennale prima di nuove elezioni multipartitiche, non ha tuttavia migliorato la sicurezza nel Paese. Dove Al Qaeda, che qui ha uno dei suoi rifugi principali, continua a mietere vittime mentre il sequestro resta una delle armi più usate non solo dai gruppi terroristici ma anche dalle tribù locali. Attualmente, sono in mano ai loro rapitori un'insegnante svizzera e un diplomatico saudita, entrambi catturati nel marzo scorso, mentre negli ultimi 15 anni più di 200 persone sono cadute nelle mani di sequestratori. Dalle quali, nella maggior parte dei casi, sono uscite sane e salve.

corriere.it






Facebook Twitter Rss