ANNO 16 n° 56
Xylella nella Tuscia, gli agricoltori: “Basta allarmismi, la sottospecie Multiplex non minaccia gli olivi”
Le aziende di mandorleti e oliveti spiegano la situazione della Xylella in Italia e chiedono di rivedere le eradicazioni previste dal Regolamento UE 2020/1201
25/02/2026 - 18:06

VITERBO - Le aziende agricole della Tuscia che coltivano mandorleti e oliveti, intervengono per informare su cosa è la Xylella e la situazione in Italia a riguardo: “Ormai da mesi articoli giornalistici e comunicati stampa, scritti con superficialità ed incompetenza, stanno diffondendo delle grandi falsità ed inesattezze in merito ad un tema molto delicato, ovvero quello della presenza del batterio Xylella Fastidiosa varietà Multiplex, nella Regione Lazio ed in particolare nella Tuscia Viterbese”.

“La Xylella Fastidiosa è una specie di batterio fitopatogeno, che si distingue in diverse sottospecie, diffuse in tutto il mondo e molto diverse tra loro, soprattutto per virulenza e pericolosità sulle piante ospiti. Vive nei vasi linfatici delle piante e si trasmette da una pianta infetta ad un’altra attraverso un insetto vettore, ovvero un insetto che pungendo la pianta infetta, può trasferire il batterio in una pianta sana”.

“Fino a qualche anno fa, la Xylella Fastidiosa non era stata mai attenzionata come batterio, anche perché non aveva mai creato problemi alle piante coltivate. Dal 2013 però, una particolare sottospecie di Xylella Fastidiosa, denominata Pauca, ha imperversato in Puglia, danneggiando pesantemente gli oliveti e causandone il disseccamento, nonché molti problemi fitosanitari ed economici alle zone di produzione, con una grave emergenza i cui risvolti sono ormai ben noti”.

“A seguito di questa emergenza fitosanitaria l’Unione Europea, con il Reg. 2020/1201 ha intensificato il monitoraggio a livello europeo per quanto riguarda questa tipologia di batteri. Come si suol dire “chi cerca trova” e si è venuti così a conoscenza di diverse aree in Europa, dove sono presenti questo tipo di batteri, diversi tra loro e con comportamenti molto differenti anche nei confronti delle piante ospiti”.

“Nel 2018 la Regione Toscana ha eseguito i primi rilevamenti, ritrovando il batterio Xilella Fastidiosa sottospecie Multiplex (identificata come ceppo ST 87) in molte piante della macchia mediterranea del Monte Argentario ed intensificando poi controlli nel resto del territorio regionale, senza comunque dover procedere ad abbattimenti catastrofici ed irreparabili di piante coltivate”.

“Nel territorio della Regione Lazio invece le cose stanno andando diversamente, dopo i primi campionamenti, già nel 2021 è stato ritrovato il primo mandorlo portatore di Xilella Fastidiosa sottospecie Multiplex (identificata anch’essa come quella Toscana come ceppo ST 87). Una meravigliosa quanto grande pianta spontanea di mandorlo, che aveva diversi decenni di vita, la quale viveva e fioriva nel Parco Archeologico di Vulci, un’area dove la macchia mediterranea è presente in grande abbondanza quanto bellezza. Il mandorlo è stato prontamente abbattuto”.

“Dopo questo primo ritrovamento si è passati al monitoraggio di massa, con migliaia e migliaia di analisi affidate al laboratorio Phydia di Viterbo, le indagini si sono effettuate nel territorio dei comuni di Canino, Montalto di Castro e Tarquinia, dove tantissimi mandorli spontanei presenti da sempre lungo le strade sono stati analizzati e ritrovati infatti, portando al loro abbattimento ed anche al taglio di tutte le piante sensibili al batterio nel raggio di 50 metri”.

“Nella scorsa primavera, a Canino, dopo anni dal primo campionamento positivo una nuova analisi ha rilevato la presenza di una pianta infetta, questa volta su di un mandorleto coltivato. Una pianta in ottima salute, produttiva e completamente asintomatica che nulla avrebbe fatto presagire essere malata. Questo ha fatto scattare tutte le misure previste dal Regolamento del Servizio Fitosanitario della Regione Lazio diretto dalla dott.ssa Alessandra Bianchi, che ha portato all’abbattimento di tutti i mandorli nel raggio di 50 metri dalla pianta stessa”.

“Dopo una serie di nuovi campionamenti nella scorsa primavera e nell’autunno, siamo arrivati al ritrovamento di altre sei piante di mandorlo coltivato infette tra i comuni di Canino, Montalto di Castro e Tarquinia, che porteranno ad un abbattimento di oltre mille piante di mandorle coltivate”.

“A questo punto occorre dare delle notizie chiare e ridimensionare l’allarmismo generale che si sta creando intorno a questo argomento, a concreta salvaguardia del territorio, dell’economia locale e delle filiere”.

“La Xylella Fastidiosa sottospecie Multiplex (ceppo ST 87), trovata in Toscana e nel Lazio non è la Xylella Fastidiosa sottospecie Pauca, responsabile dei disseccamenti degli ulivi pugliesi, si tratta di due sottospecie completamente diverse, attenzione massima a questo aspetto”.

“Dopo anni di campionamenti, con migliaia di piante analizzate, nessuna pianta di olivo nella Tuscia è risultata infetta, il batterio Xylella Fastidiosa varietà Multiplex (ceppo ST 87), diffuso in Toscana e nel Lazio non è stato mai ritrovato sulle piante di olivo e non ha mai disseccato gli ulivi, dai dati scientifici non risulta costituire un pericolo per l’olivo e l’olivicoltura”.

“Le piante di mandorlo trovate infette alle analisi sono tutte completamente asintomatiche, prosperano e producono regolarmente mandorle di altissima qualità. In più lavori e scritti scientifici il prof. Donato Boscia dell’Università degli Studi di Bari, che si è occupato e si occupa da anni di Xylella Fastidiosa in Puglia, guida nel campo della lotta alla Xylella, che andrebbe interpellato seriamente, sostiene che il Reg. 1201/2020 deve essere rivisto. Questo in riconsiderazione delle diverse sottospecie di Xylella Fastidiosa presenti nel mediterraneo, il mandorlo nei diversi areali è un portatore sano del batterio, come lo sono altre centinaia di specie di piante della macchia mediterranea, gli abbattimenti indiscriminati di piante coltivate portano più danni che benefici. Citiamo come fonte il Fruit journal edizione di settembre-ottobre 2024 e l’Informatore Agrario 33/2024 “Xylella sottospecie fastidiosa, la situazione nel Barese””.

“Il batterio Xylella Fastidiosa sottospecie Multiplex è probabilmente una presenza endemica nella costa tirrenica, ampiamente diffusa nella macchia mediterranea, poiché è ospite di oltre duecento specie coltivate e spontanee”.

“Tanti dubbi stanno sorgendo tra i produttori agricoli locali e tra gli addetti alle filiere agroalimentari, è veramente necessario estirpare delle piante asintomatiche? È giustificato distruggere una filiera, quella della mandorla viterbese nata da pochi anni, ma che sta dando commercialmente degli ottimi risultati? Quando saranno stati estirpati centinaia di ettari di mandorleti, ma il batterio continuerà a vivere in migliaia e migliaia di piante di altre specie diverse della macchia mediterranea, cosa avremo ottenuto? Chi pagherà per questi danni?”

“Le comunità agricole e i giovani agricoltori che si vedono depauperati del proprio capitale, come potranno ancora credere in un lavoro che dà soltanto problemi ed è oppresso da una burocrazia devastante, che non sa correggere i suoi stessi cortocircuiti normativi?”

“Come facciamo a credere nelle politiche agricole europee che permettono le importazioni di mandorle dalla California, dove i produttori convivono con la Xylella Fastidiosa Multiplex e impongono le estirpazioni delle nostre piante produttive ed in buona salute?”

“La Deliberazione della Regione Lazio n°76 del 19 febbraio scorso, fissa il tetto degli aiuti “de minimis” per ogni azienda colpita e costretta all’estirpazione delle piante asintomatiche, stabilendo un tetto massimo di € 50.000 per ciascuna azienda. Non si tiene conto che nell’areale ci sono aziende che hanno un ettaro ed aziende che ne hanno decine, come è possibile trattarle allo stesso modo con un massimo prestabilito che non tiene conto del reale danno aziendale in caso di estirpazione massiccia di piante produttive? Perché si corre con le estirpazioni e non si è stabilito ancora un prezzo adeguato a ciascuna pianta?”

“Perché a cinque anni dal primo ritrovamento non è stato avviato un piano di studi e approfondimento con le istituzioni preposte a curare l’aspetto scientifico e sperimentale della lotta integrata a questa problematica?”

“In ultima analisi, la storia ci insegna che gli espianti e l’eradicazione non hanno mai risolto le emergenze fitosanitarie, lo ha dimostrato la situazione degli olivi in Puglia, lo hanno dimostrano la gestione delle batteriosi del kiwi e del nocciolo, nonché quella della cinipide del castagno nel Lazio, in ogni caso il piano di abbattimenti non ha portato a nulla e si è dovuto tornare indietro”.

“Va indagata la natura molto probabilmente endemica del patogeno, invece dell’ipotesi della nuova introduzione, al fine di applicare misure di contenimento anziché di eradicazione, questa linea è sostenibile in virtù del fatto che il batterio in questione trova ospitalità in centinaia di specie vegetali, immaginate di far seguire agli espianti del mandorlo anche quelli della lavanda, dell’erba medica, delle mimose, dell’oleandro, dell’alloro, del mirto, della quercia, della rosa, del rosmarino e molte altre”.

“Gli agricoltori viterbesi chiedono risposte e non vogliono essere sacrificati ancora una volta”.






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