

VETRALLA – Delle voci in testa gli avrebbero continuato a ripetere di uccidere. Uccidere. Come aveva visto fare in Kosovo durante una delle sue missioni all’estero, quando una mina gli sarebbe scoppiata vicinissimo alla testa. Peccato che, una volta tornato in Italia, non sia più riuscito a togliersi da davanti agli occhi quelle immagini e quella desolazione.
E così ''sempre più nervoso e poco affidabile'' avrebbe cominciato a riversare quella rabbia contro i suoi famigliari. Contro sua moglie, soprattutto.
Per questo, un maresciallo dell’esercito residente in un paese della Tuscia, è finito alla sbarra: su di lui l’accusa di maltrattamenti.
''Era sempre nervoso, aveva sbalzi di umore. Ho cercato di assecondarlo e di aiutarlo, ma a dicembre scorso non ce l’ho fatta più e me ne sono andata via di casa'' spiega in aula l’ex compagna, che in più occasioni sarebbe stata vittima degli eccessi del marito. ''Una volta mi ha picchiata perché gli avevo chiesto di passare l’aspirapolvere in cucina. Un’altra ha completamente distrutto i mobili del nostro appartamento''.
Secondo quanto ricostruito, l’uomo sarebbe vittima di un grave stress post traumatico che lo costringerebbe a curarsi con forti ansiolitici. E che una volta lo avrebbero spinto a recarsi in un centro specialistico per problemi psichici. Anche lì ''voci in testa gli avrebbero detto di uccidere la dottoressa''. Lasciate inascoltate. Fortunatamente.
Per l’uomo, dapprima sottoposto ad un divieto di avvicinamento alla moglie e oggi ristretto agli arresti domiciliari, il difensore ha chiesto un alleggerimento della misura: la decisione spetterà al giudice alla prossima udienza di settembre.
Per ora, seppure non gli sia stato fatto divieto di vedere il figlio, non riuscirebbe ad avere con lui contatti assidui e frequenti: ''Da febbraio – avrebbe detto al suo legale – ci siamo incontrati solamente tre volte''.