



VITERBO - Non passa giorno che a Viterbo non faccia eco una notizia di cronaca che riguardi casi di microcriminalità nel centro storico. I dati pubblicati dalla questura, nella consueta rassegna di fine anno per il conteggio dei reati commessi nella Tuscia durante il 2023, hanno evidenziato una diminuzione dei crimini. Nonostante questo trend statistico, i viterbesi, soprattutto quelli che risiedono all'interno delle mura, non si sentono al sicuro.
Il concetto di sicurezza non scaturisce soltanto dal numero di reati commessi, ma anche dalle modalità con cui un cittadino interagisce “socialmente” con la comunità. Se sono diffidente nei confronti delle altre culture, o delle nuove generazioni che vivono insieme a me nel centro urbano, non mi sentirò “sicuro” nel coabitare con loro.
Quindi la domanda da porsi dovrebbe essere, da dove nasce la diffidenza? Sicuramente da diversi errori e casualità. Per quanto riguarda l'immigrazione straniera, non ha aiutato l'ubicazione di quest'ultimi. Non è l'unico aspetto ad aver influito, ma la creazione di una sorta di “ghetto” nel quartiere San Faustino, non ha contribuito alla nascita di una sana multiculturalità. Gli stranieri si sono isolati dal resto della comunità, e i residenti di fronte ad un qualcosa di sconosciuto e lontano hanno iniziato a diffidare.
Sui giovani il discorso è diverso. E' sempre esistito il classico “conflitto generazionale”. Ma le nuove generazioni hanno subito sulla loro pelle, un periodo che ha creato disagi e che ancora oggi produce effetti, il riferimento è alla pandemia per il “Covid 19”. La crescita dell'individuo procede per gradi ed esperienze. Un periodo di circa due anni in cui il processo di socializzazione si è interrotto, e il distacco dalla realtà di tutti i giorni è aumentato, ha prodotto una generazione “annoiata”, che spesso cade in comportamenti devianti, di certo non aiutata da una città che ai giovani offre veramente poco. E quindi ecco che anche gli adolescenti diventano un oggetto “oscuro”, che spaventa e alimenta il concetto di insicurezza.

Su questi temi si è espressa anche l'assessore alle Politiche Sociali del comune di Viterbo, Patrizia Notaristefano: “La diffidenza scaturisce dalla non conoscenza. A San Faustino abbiamo realizzato tante attività di aggregazione, e continueremo a farlo. Promuoveremo la multiculturalità. A compiere reati sono sempre le solite persone, e a pagarne in termini di coesione sono le famiglie di stranieri in cerca di integrazione.”
Notaristefano ha anche affrontato il tema delle nuove generazioni: “Si tende a dare la colpa al Covid, ma in realtà ci portiamo dietro una povertà educativa e di coscienza, che riguarda non solo i giovani ma anche famiglie e scuola. Incentiveremo la socializzazione con due centri di aggregamento giovanile. Abbiamo vinto un bando della regione Lazio da 100mila euro, con l'aggiunta di 25 mila euro dell'amministrazione comunale, andremo a realizzare questi luoghi a Santa Lucia e nel Centro Storico. Inoltre ho voluto fortemente il festival dell'educazione emotiva, per porre il focus sull'importanza del convogliare i sentimenti, sin dalle tenere età. I giovani non sono abituati ai 'no' e alle delusioni.”