ANNO 16 n° 273
Viterbo tra le più
astensioniste d'Italia
A livello nazionale il calo degli elettori è stato di poco superiore all'8%
10/06/2013 - 00:00

VITERBO - Alle 15 di oggi, potrebbe essere Viterbo ad aggiudicarsi la maglia nera dell’astensionismo. Comunque, ha ottime possibilità di salire su podio. Con il calo del 12,11% dell’affluenza alle urne registrato ieri sera alle 22, sì è infatti piazzata al terzo posto tra gli 11 capoluoghi di provincia impegnati nel turno di ballottaggio per l’elezione del sindaco. Solo Barletta ha fatto molto peggio, facendo registrare un clamoroso -19,58% rispetto al primo turno. Ancona, invece, l’ha preceduta di un soffio, con il 12,52 di diserzione delle urne. Tutti gli altri hanno più o meno contenuto le perdite: Roma -5,39; Brescia -4,07; Iglesias – 7,11; Imperia -10,7; Lodi -8,9; Siena -11,28; Treviso -4,9. Per Viterbo, in attese di vedere cosa accadrà oggi tra le 7 e le 15, si tratta del minimo storico registrato dal 1946 in qua. Ed è difficile, se non impossibile, che il trend possa essere invertito nelle ultime 8 ore di voto.

Nel dettaglio, stando ai dati diffusi dall’ufficio elettorale di Palazzo dei Priori, ieri sera, alla chiusura dei seggi, avevano votato 17.967 aventi diritto su 53.401, pari al 33,65%. Al primo turno, alla stessa ora, avevano votato in 24.436, pari al 45,76%. In pratica si sono recati nei seggi elettorali 6.469 persone in meno. Il crollo dei votanti appare ancora più consistente se raffrontato con il turno di ballottaggio del 2008, quando il sindaco uscente Giulio Marini sconfisse con due terzi di voti in più il candidato del centrosinistra Ugo Sposetti. In quell’occasione, alla stessa ora, avevano infatti votato il 66,52% degli aventi diritto. Praticamente il doppio del dato di ieri sera.

C’è tuttavia da tener conto che al secondo turno il calo degli elettori è qualche misura fisiologico. E si è sempre verificato, dappertutto. Le motivazioni sono varie. Ad esempio, a Viterbo, il Movimento 5 Stelle, con il suo 6,91% ottenuto il 26-27 maggio scorso, ha invitato i suoi elettori a non votare né per Marini né per Michelini. Analoga scelta l’hanno fatta sia Rifondazione Comunista (1,43 % al primo turno) che la lista civica Solidarietà Cittadina (1,22%). E si arriva al 9,56%. Se si aggiungono le piccolissime percentuali raccolte da altre listarelle, ci si avvicina notevolmente al -12,11 di ieri sera. Va inoltre considerato che il gioco degli apparentamenti o degli accordi stretti dai due candidati a sindaco non sono stati sempre graditi dai rispettivi elettori e nemmeno da quelli degli ''apparentati'' o degli ''accordati'', alimentato così un’altra porzione di astensionismo.

La disaffezione alle urne dei viterbesi, come del resto degli italiani, si era già manifestata pesantemente anche al primo turno, con un calo degli elettori del 18,49% rispetto alla tornata comunale del 2008. E solo poco più di 2 mesi prima si era materializzata alle elezioni politiche, che fecero registrare un secco -6%.

Resta ora da verificare se entro le 15 di oggi, la percentuale dei viterbesi che si recheranno alle urne supererà o meno il 50% degli aventi diritto. Una soglia che conferirebbe al nuovo sindaco, chiunque sia, una legittimità popolare oltreché formale.

Ma resta anche da verificare chi, tra Michelini e Marini, potrebbe beneficiare della bassa affluenza alle urne. Certo che se il sindaco uscente, come ha dichiarato ieri mattina a ViterboPost24 mentre si recava a votare, contava su una massiccia partecipazione per ribaltare lo svantaggio di oltre 10 punti accumulato al primo turno, non ha dormito sonni tranquilli. E però probabile che gli astensionisti provengano in modo proporzionale dai entrambi gli schieramenti. Quindi, la loro incidenza sul risultato finale potrebbe risultare  relativa o addirittura inesistente.






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