

VITERBO - La città dei papi si conferma una delle città italiane dove si respira l'aria migliore, ma allo stesso tempo anche il capoluogo della Tuscia finisce bocciato secondo i nuovi limiti fissati dall’Organizzazione mondale della sanità (Oms) per la concentrazione di sostanze inquinanti, valori divenuti molto più stringenti.

E’ quanto emerge dal rapporto di Legambiente intitolato ''Mal’aria di città'', pubblicato giovedì scorso. Lo studio ha preso in considerazione la concentrazione media annua dei tre principali inquinanti: il PM10, il PM2.5 e il biossido d’azoto. Analizzati e interpretati i dati di 238 centraline in 102 capoluoghi di provincia. Dal confronto risulta che i valori registrati a Viterbo sono tra i più bassi d’Italia. Rispettivamente, per ciascuna delle sostanze citate, 17, 9 e 19 microgrammi per metro cubo (µg/mc). Molto al di sotto delle soglie fissate dalla normativa attuale, che invece corrispondono a 40, 25 e 40 µg/mc.
I dati, anche se positivi, non soddisfano però le nuove linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) pubblicate lo scorso novembre, ''che hanno rivisto – ribassandoli – i valori limite suggeriti delle concentrazioni dei principali inquinanti atmosferici responsabili dell’insorgenza di numerosi problemi sanitari'', spiega Legambiente. Più precisamente, l’Oms indica una media annuale inferiore a 15 microgrammi per metro cubo per il PM10, 5 μg/mc per il PM2.5 e 10 μg/mc per il biossido d’azoto. ''Nel giro di pochi anni questi valori diventeranno vincolanti anche dal punto di vista legale e porterà all’avvio di ulteriori procedure di infrazione per gli Stati membri inadempienti'', aggiunge Legambiente.
Secondo l'organizzazione ecologita, per rientrare nei paletti dell’Oms, Viterbo dovrebbe ridurre le concentrazioni medie annuali del 12 per cento per quanto riguarda il PM10, del 44 per cento per il PM2.5 e per biossido d’azoto del 47%.
''Su 102 capoluoghi di provincia analizzati – scrive Legambiente - nessuno è riuscito a rispettare tutti e tre i valori limite suggeriti dall’Organizzazione mondiale della sanità. In particolare ben 17 sono le città con i valori più alti di polveri sottili, ovvero che superano i valori Oms per più del doppio con Alessandria che nel 2021 ha registrato una media annuale di PM10 pari a 33 µg/mc rispetto al limite OMS di 15 µg/mc; seguita da Milano con 32 µg/mc, Brescia, Lodi, Mantova, Modena e Torino con 31 µg/mc. 11 quelle più inquinate da PM2.5 che superano di oltre 4 volte i valori Oms con le criticità maggiori registrate a Cremona e Venezia (media annuale 24 µg/mc contro un valore OMS di 5 µg/mc) e ben 13 le città più inquinate da biossido di azoto – NO2 – ovvero che superano il limite per più di tre volte con Milano e Torino in forte sofferenza. Il capoluogo lombardo nel 2021 ha registrato una media annuale di 39 µg/mc contro un valore OMS di 10 µg/mc, mentre la città di Torino (37 µg/ mc)''.
Legambiente ribadisce quindi l’urgenza ''di ripensare e ridisegnare in prima battuta le aree metropolitane, gli spazi pubblici urbani e la mobilità sostenibile, sempre più intermodale, in condivisione ed elettrica'. Per questo da oggi fino ai primi di marzo prenderà il via anche la seconda edizione della campagna Clean cities che dal 3 marzo al 3 febbraio toccherà 17 capoluoghi italiani. Si partirà il 3 e il 4 febbraio da Milano e si conclude a Torino il 2 e 3 marzo''.