


VITERBO - Il distanziamento sociale, dettato dall'attuale emergenza Covid-19, è la cosa più lontana da quella che era la personalità di Stefano Camilli. Un gigante buono sempre circondato da amici e tifosi della Viterbese come lui. Tutti ad ascoltarlo una volta varcato il cancello principale dello stadio: gli aneddoti, i racconti delle recenti e passate trasferte, la voglia irrefrenabile di riavere la tribuna 'Pratogiardino'.
Amici che non riusciva più a frequentare a causa delle rigide restrizioni. E che hanno inondato in queste ore il suo profilo social di messaggi di cordoglio. La prima reazione, ieri mattina, quanto è iniziata a trapelare la notizia è stata di incredulità. Nessuno poteva credere che Stefano, infatti, si fosse tolto la vita alle 5,45 del mattino.
Ha usato una Beretta semiautomatica che possedeva per lavoro, essendo un vigilantes. E' sceso per iniziare una nuova giornata, ma chiuso il portone, c'e' stato un cambiamento di programma. Un primo colpo alla tempia, che non gli ha lasciato scampo. Un secondo partito casualmente dopo la caduta a terra. Due sordi boati che ieri mattina hanno svegliato via Don Giovanni Minzoni, nel quartiere Pilastro.

A chiamare i soccorsi ieri mattina un vicino di casa, dopo aver sentito gli spari e un uomo a terra, coperto di sangue: all'arrivo del 118 e della Squadra Volante, per Stefano non c'era più nulla da fare. Sul posto anche il pm Stefano D'Arma, che non avrebbe disposto alcun tipo di accertamento autoptico.
Stefano, classe '74, lascia la moglie e due figli di 13 e 11 anni. La sua grande passione insieme ai colori gialloblù. Sapeva che gli amici, che hanno condiviso gran parte della sua vita da spalti, non li avrebbero abbandonati. Sapeva che la sua saggezza e i sorrisi non sarebbero stati vani. E si sarebbero impegnati, tutti, a colmare una parte di quel grande vuoto che ha lasciato alla sua famiglia.
Infatti, a poche ore dal gesto estremo, è partita una raccolta per aiutare la famiglia Camilli. Ovviamente nel luogo che lo ha visto sempre presente: lo stadio Rocchi. Nel punto in cui accoglieva, la domenica, i tifosi.

Una città intera che ora lo piange. Amici di lavoro, compagni di scuola e tifosi della Viterbese, con i quali condivideva l'amore per il colori della propria città: ''Sei la persona più buona che abbia mai conosciuto'', scrive qualcuno. ''Grazie per avermi insegnato ad amare la Viterbese'', afferma un tifoso gialloblù. E, in mezzo, i post di giocatori che hanno vestito la maglia dei suoi leoni. Baldassin lo ricorda e Cenciarelli porge un saluto.
La Viterbese, intanto, ha deciso di dedicare a lui la programmazione celebrativa della Coppa Italia. Sarebbe dovuta iniziare ieri, ma la società, ha deciso di rinviare di 24 ore per il lutto. Lo stesso club di Marco Arturo Romano, attraverso il sito ufficiale, lo ha definito ''Il guardiano dei colori gialloblù''.