

'Viterbo, i Papi e la Befana dei record''. Questo il titolo dell'articolo a firma di Valentina Bernabei pubblicato questa mattina sull'edizione online del quodidiano La Repubblica. L'articolo spazia da Papa Alessandro IV, che nel 1250 circa decide di traferire la sede papale dal Roma a Viterbo, al conclave, passando per la mostra delle opere di Sebastiano del Piombo nella sala regia del Comune, alle belle chiese, al Bullicame, alle nocciole e alle castagne, fino ad arrivare alla manifestazione della calza più lunga del mondo che si svolgerà domenica 5. L'articolo è stato postato su facebook dal consigliere comunale Sergio Insogna, ricevendo moltissimi ''mi piace'' e diverse condivisioni.
Ecco il testo integrale dell'articolo:
C'era un clima 'avverso e ostile' a Roma nel 1250 circa. Per questo motivo, in quegli anni, Papa Alessandro IV decise di trasferire la Curia Papale dalla Capitale a Viterbo. Si narra che, in quei tempi, i viterbesi, per periodi lunghissimi a contatto con le perenni indecisioni dei cardinali, chiusero a chiave le autorità religiose nella sala grande del Palazzo Papale e ne scoperchiarono una parte del tetto, in modo da favorire una veloce scelta su chi eleggere come nuovo pontefice, che fu poi papa Gregorio X: nacque così il termine conclave, che deriva, appunto, dal latino cum clave, chiuso con la chiave.
Da allora Viterbo si è meritata, ed ha mantenuto, l'appellativo di città dei Papi e il Palazzo omonimo è tutt'oggi tappa di visite. Per il turista che arriva fino a Viterbo l'altra meta da non lasciarsi sfuggire è il Palazzo dei Priori, sede del Comune di Viterbo, che, in questo periodo, espone al suo interno due capolavori di Sebastiano Del Piombo - la Flagellazione e La Pietà - altrimenti conservati nel Museo Civico della città, che è attualmente chiuso al pubblico. Fino al 31 gennaio, in via del tutto eccezionale, le due opere che risalgono al 1520 circa, sono esposte nella Sala Regia del Palazzo, un'occasione unica per ammirare i pezzi del famoso pittore manierista che sono usciti dalla città soltanto in due occasioni, per la monografica di Palazzo Venezia a Roma nel 2008 e, nello stesso anno, per l'esposizione alla Gemäldegalerie di Berlino.
Non solo palazzi ma anche tante chiese: il Duomo di San Lorenzo, Santa Maria Nuova attirano i numerosi studenti di beni culturali che arrivano qui per i centri di studi internazionali come l'americana School Year Abroad e l'Università della Tuscia. Ma è non solo la storia e la religione (Santa Rosa, patrona di Viterbo è celebrata a settembre con una scenografica processione) che porta i visitatori in questa città del Lazio. Altro pregio della zona sono le terme, che in alcune zone sorgono su aree naturali a cui accedere in maniera gratuita (località Bullicame, Bagnaccio, Carletti) e, in altri casi, recandosi negli stabilimenti con ingresso a pagamento, con l'opportunità di immergersi nelle acque fumanti anche nei mesi invernali il sabato sera con apertura delle piscine fino all'una di notte.
Le nocciole, le castagne e altri prodotti tipici rendono rinomata la città e l'intera Tuscia anche per l'enogastronomia, a portata di mano dei cittadini con il mercato di Campagna Amica ogni sabato fuori le mura della città e nei week end delle feste natalizie fino a domenica 5 gennaio nella più centrale piazza Verdi, vicino al teatro. E proprio domenica pomeriggio, da Piazza San Sisto, alle 14,30 'partirà' - con banda e sbandieratori - una delle calze della Befana più lunghe del mondo, 50 metri di lunghezza e 400 chili di peso per un percorso di due chilometri che attraverserà il centro di Viterbo.
Punto debole della città è la rete ferroviaria: nonostante ci siano due stazioni dei treni (Porta Romana e Porta Fiorentina), si impiegano due ore circa per raggiungerla dalla vicina Capitale. C'è chi sceglie di arrivarci in autobus, chi in automobile, uscendo dall'autostrada del Sole al vicinissimo casello di Orte. C'è anche chi arriva a piedi come si faceva un tempo: Viterbo è, infatti, una delle tappe della Via Francigena, l'itinerario che anticamente seguivano gli Europei per raggiungere la Capitale, e ancora oggi, numerosi pellegrini fermano in città per una sosta, prima di arrivare a Roma.