ANNO 16 n° 188
Viterbo come il Madagascar, siamo al 7 luglio e la giungla urbana ha vinto sul Comune
Marciapiedi fantasma, aiuole che sembrano foreste amazoniche e residenti esasperati
Serena
07/07/2026 - 07:02
di Serena D'Ascanio

VITERBO - Benvenuti a Viterbo, splendida città d'arte, nota per le sue acque termali, la macchina di Santa Rosa e... la sua rigogliosa, incontaminata, impenetrabile savana urbana.

Siamo arrivati al 7 luglio, l'estate è entrata nel vivo e, insieme al caldo torrido, a Viterbo fiorisce indisturbata una biodiversità che farebbe invidia a un documentario del National Geographic. Marciapiedi inghiottiti da sterpaglie alte un metro, aiuole spartitraffico che ormai richiedono il machete per essere attraversate e forasacchi pronti a lanciare l'assalto a cani e gatti da passeggio. Il Comune? Non pervenuto. A Palazzo dei Priori, l'operazione 'decoro urbano' sembra essere rimasta congelata a data da destinarsi.

Le foto inviate dai lettori alla redazione di Viterbonews24 parlano chiaro (e gridano vendetta). Tra camper parcheggiati che quasi spariscono dietro cespugli di erbacce spontanee e interi prati condominiali ridotti a giungle impraticabili, la situazione ha superato il livello di guardia. Camminare su un marciapiedi o parcheggiare l'auto è diventata una vera e propria prova di sopravvivenza per i residenti dei quartieri meno centrali. Più che un piano di sfalcio, qui servirebbe un safari guidato.

Un cittadino, stanco di dover fare lo slalom tra i rovi sotto casa, ha deciso di sfogarsi con noi lanciando una denuncia sacrosanta che fotografa perfettamente la doppia velocità di questa città:

«Ci sono intere zone di Viterbo completamente abbandonate a loro stesse, dove l'erba è talmente alta da nascondere i rifiuti e i cartelli stradali. È una vergogna che a luglio inoltrato nessuno si sia ancora degnato di muovere un decespugliatore nelle periferie, mentre nel centro città l'amministrazione continua imperterrita a tagliare nastri, sfilare davanti ai flash e inaugurare eventi».

In effetti, il contrasto è quasi poetico. 'Da una parte abbiamo una Viterbo da copertina, quella dei palchi, dei festival estivi e dei sorrisi istituzionali davanti alle telecamere - Continua il cittadino - Dall'altra, basta allontanarsi di poche centinaia di metri dalle mura per scoprire la 'Viterbo profonda', dove i cittadini pagano le tasse ma in cambio ricevono una foresta pluviale fuori dal portone.'

Cari amministratori, va bene la cultura, vanno bene le foto di rito e i brindisi per le grandi occasioni, ma le forbici usate per i tagli dei nastri non bastano a risolvere i problemi dei viterbesi. Forse, per una volta, sarebbe il caso di posare il nastro tricolore e impugnare un bel paio di cesoie da giardinaggio. I quartieri ringrazierebbero sentitamente.






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