

VITERBO – La Tuscia al primo posto tra le province più colpite dalla crisi. Lo rivela un’indagine condotta dal Sole 24 Ore che ha pubblicato stamani la classifica delle città da nord a sud del paese che hanno più o meno accusato il contraccolpo della crisi economica. Sono stati presi in considerazione diversi parametri, come il tasso di disoccupazione, il pil, i depositi bancari, i prestiti e il costo delle case, tutti indicatori che incidono sul bilancio di ogni famiglia. E in sette anni, dal 2007 a oggi, Viterbo, con un indice pari a 63,9 su 100, è risultata la provincia più colpita, quella che ha arretrato di più, rispetto ai parametri del reddito procapite, numero di disoccupati e costo delle case. Seguono il capoluogo Novara, Cosenza e Nuoro.
Al secondo posto svetta Latina, con un punteggio di 61,7. Le altre province del Lazio, invece, bisogna scendere di diverse posizioni: Rieti si attesta al numero 46, Frosinone e Roma rispettivamente al numero 67 e 68 della classifica.
In totale sono dieci i parametri che sono stati presi in considerazione: depositi bancari, prestiti personali, tasso di disoccupazione, pil, laureati, casa, auto nuove, beni durevoli, farmaci e rifiuti. E il capoluogo della Tuscia risulta sempre in affanno rispetto alle altre città. Scendendo nel particolare Viterbo crolla per ciò che riguarda il pil: dal 2007 c'è stato un calo dell'8,5% e si è passati dai 20mila euro pro capite ai 18664. Altro dato allarmante è la disoccupazione: nella Tuscia il dato è del 15,63%, superiore a quello nazionale (12,2%) con un incremento del 63,3% dal 2007. Inoltre è diminuito il costo delle case (calcolato al metro quadro): dai 1900 euro del 2007 ai 1450 del 2013 (variazione in negativo del 23,7%).
Il quotidiano economico mette in evidenza alcuni fattori che più di altri hanno inciso: il tasso di disoccupazione che in Italia è cresciuto fino al 12,2%. Un incremento che pesantemente influisce sulle scelte della famiglie. La difficoltà nel trovare lavoro e mantenerlo pesa e va a toccare a cascata anche gli altri indici. Ad esempio sono saliti in depositi in banca, anche solo come scelta di risparmio. Nel periodo esaminato (2007-2013) secondo ''Il Sole'' le città medio-piccole sono quelle che hanno maggiormente risentito gli effetti della crisi. Quelli che una volta erano ritenuti ''porti sicuri'' si sono ritrovati in cima alla liste dalle città più afflitte dal rallentamento economico. Inoltre i continui segni negativi hanno ulteriormente ampliato il divario che esiste tra il sud e il nord del Paese.