

VITERBO - Ottocento incursioni aeree sul capoluogo del Viterbese, la città italiana più bombardata nella seconda guerra mondiale dopo Cassino. Una devastazione che segnò l’ottanta per cento del centro storico. Una distesa di rovine che valsero nel 1959 a Viterbo il riconoscimento di ''città mutilata dalla guerra''.
Oggi si ricorda tutto questo, con il suono della sirena delle 13,15 che spezzerà la quotidianità e farà calare il silenzio del ricordo per le vie del centro. L’interesse delle bombe alleate - che caddero abbondanti a partire dall’estate del 1943 e intensificarono le loro visite nel gennaio, febbraio, maggio e giugno del 1944 – fu dettato dall’importanza militare della città: l’aeroporto Tommaso Fabbri, le ferrovie, la Cassia, i collegamenti con Orte e Civitavecchia.
I bombardamenti causarono 245 morti in città, 1071 in provincia, 600 le abitazioni completamente distrutte, 300 case furono gravemente danneggiate, 500 danneggiate. La stazione della Roma Nord venne letteralmente demolita.
Quella del 17 gennaio del 1944 fu l’incursione aerea più devastante per Viterbo, alle 13,15 cinquanta quadrimotori americani Liberator sganciarono circa 90 tonnellate di bombe. I morti furono un centinaio, qualche centinaio i feriti. Furono colpite la stazione ferroviaria di Porta Fiorentina, quella della ferrovia elettrificata Roma Nord, l’autostazione autolinee Garbini.
Alle 13 di oggi in via San Lorenzo, all'inizio del ponte del Duomo (adiacenze Palazzo del Drago), verrà scoperta una lapide che il sindaco Michelini, a nome della città, ha fatto collocare per ricordare il luogo in cui, durante la seconda guerra mondiale, hanno trovato rifugio numerosi sfollati provenienti da altre città, tra cui Cassino.