


VITERBO - Grande partecipazione a Viterbo per le celebrazioni del 25 Aprile, nell’81° anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Piazza del Sacrario si è riempita di cittadini, studenti, famiglie, associazioni e rappresentanti istituzionali, civili, militari e religiosi, in una giornata all’insegna della memoria e dell’impegno civile.
Tra le presenze anche i migranti del sindacato UILA, insieme a numerose realtà del territorio. In piazza hanno sventolato il tricolore, la bandiera della pace e altri simboli internazionali, a testimonianza di una partecipazione ampia e plurale. Esposto anche uno striscione con la scritta “80 volte antifascista”.

Al centro della cerimonia, il discorso della sindaca Chiara Frontini, che ha richiamato il significato profondo della Liberazione come momento fondativo della democrazia italiana. “Siamo qui oggi perché 81 anni fa l’Italia ha ritrovato il battito del proprio cuore libero”, ha dichiarato, sottolineando come quella data rappresenti non solo un punto di arrivo, ma anche l’inizio di un percorso di responsabilità collettiva.
La prima cittadina ha ricordato il valore della partecipazione democratica, il ruolo delle donne nella ricostruzione del Paese e il sacrificio di quanti hanno perso la vita per la libertà. Un passaggio particolarmente significativo è stato dedicato al contesto internazionale attuale, segnato da conflitti e tensioni: “Il rischio più grande è l’assuefazione alla guerra”, ha ammonito, invitando a riflettere sul significato dell’articolo 11 della Costituzione e sul ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie.

Nel suo intervento, Frontini ha insistito sul concetto di libertà come responsabilità e partecipazione attiva, citando anche le parole di Giorgio Gaber: “La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”. Un messaggio rivolto soprattutto ai giovani, definiti “non inadatti, ma pronti a interpretare il cambiamento”, e chiamati a essere protagonisti del futuro.
La celebrazione si è così trasformata non solo in un momento commemorativo, ma in un’occasione di riflessione collettiva sul presente e sulle sfide globali, rilanciando il valore della memoria come strumento per costruire una società più consapevole e solidale.
