ANNO 16 n° 269
Viterbo arranca: il reddito cresce poco, la povertā avanza
Nel 2024 il reddito disponibile pro capite č di 18.872 euro; Il 30% dei contribuenti dichiara meno di 10.000 euro annui.
Andrea
01/04/2025 - 03:05
di Andrea Farronato

VITERBO - Arriva il report economico 2024 per Viterbo: la provincia si colloca nella fascia medio-bassa per reddito disponibile e quasi una persona su tre dichiara meno di 10.000 euro l’anno.

Dati alla mano, nel 2024 la provincia di Viterbo presenta un reddito disponibile pro capite di 18.872,10 euro, posizionandosi al 72° posto su 107 province italiane. Un valore nettamente inferiore alla media nazionale (22.358,58 euro) e regionale (23.348,11 euro) e lontanissimo da quello di Milano, che guida la classifica con 34.885,27 euro.

Nel contesto laziale, Viterbo si colloca al secondo posto dopo Roma (25.507,93 euro), superando Latina (18.033,79 euro), Rieti (16.619,08 euro) e Frosinone (15.358,18 euro).

Ma questi numeri vanno letti insieme a un altro dato allarmante: nel 2021, il 28,43% dei contribuenti della Tuscia ha dichiarato un reddito annuo inferiore ai 10.000 euro, un valore superiore alla media nazionale (27,4%).

A livello nazionale, l’Istat segnala che nel 2024 il 23,1% della popolazione italiana è a rischio povertà o esclusione sociale, un dato in aumento rispetto al 2023 (22,8%). Questo significa che oltre 13,5 milioni di persone rientrano in almeno una delle seguenti condizioni:

• Reddito inferiore al 60% di quello mediano nazionale (meno di 12.363 euro annui), situazione che riguarda il 18,9% della popolazione.

• Grave deprivazione materiale e sociale (4,6%).

• Bassa intensità lavorativa familiare (9,2%, in aumento rispetto all’8,9% del 2023).

Se consideriamo che il reddito disponibile medio di Viterbo è inferiore alla soglia nazionale, è plausibile che la percentuale di famiglie a rischio povertà nella Tuscia sia più elevata rispetto alla media italiana. Inoltre, la crescita del reddito tra il 2021 e il 2023 è stata del 10,6%, inferiore alla media nazionale dell’11,6%, segnale di una minore capacità di recupero economico rispetto ad altre realtà del Paese.






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