

VITERBO – Di carne a cuocere ce n’è parecchia, ma le basi poste inducono a ritenere che il gemellaggio tra Viterbo e Avignone si farà e non si limiterà solo ai cartelloni stradali, anzi… La delegazione francese, composta dal vice sindaco e assessore alla cultura Jacques Montignac, dal presidente della Camera di commercio Francois Mariani e da altri due funzionari, e nobilitata dalla benedizione del vice console d’Italia a Marsiglia la dottoressa Albergati, ricambia la visita di qualche mese fa e arriva nel capoluogo della Tuscia per cominciare a concretizzare una serie di progetti che rendano appetibile l’unione di due città che hanno in comune sì il palazzo papale (uniche in Europa) ma tanto altro. A cominciare dal pittore viterbese Matteo Giovannetti che affrescò le sale della residenza dei pontefici in Provenza.
Sono molteplici i campi di intervento e vanno dalla cultura all’enogastronomia, dalla coltivazione della lavanda a quella della vite e dell’olivo, dal turismo all’accoglienza. Settori di intervento sui quali si sta già lavorando e che costituiranno la base del progetto che entro il primo settembre sarà presentato all’Unione europea. Proprio sull’interdisciplinarietà insiste il sindaco Leonardo Michelini: “Se non sbaglio di un possibile gemellaggio si era cominciato a parlare nei primi anni Cinquanta, ma io credo che nel 2015 quei modelli siano ormai superati e che si debba operare per un progetto comune di crescita perché queste due città hanno in comune tanto, non solo il palazzo dei papi che pure è un marchio identificativo fondamentale. Proprio una mostra su questo aspetto e sulle opere di Giovannetti potrebbe essere l’evento di apertura, ma fermarsi qui sarebbe riduttivo e non utile ad entrambe le municipalità. Ad esempio, ad Avignone quando hanno saputo della facoltà di agraria dell’Università della Tuscia hanno subito drizzato le orecchie. E hanno cominciato a lavorarci sopra tanto che qualche giorno c’è stato un collegamento in videoconferenza. Ecco, questi sono i momenti concreti nei quali si costruisce davvero il gemellaggio”.
Temi confermati dal vice sindaco Jacques Montagnac: “Vogliamo avvicinare due realtà uniche al mondo caratterizzate da un enorme patrimonio culturale e da affinità produttive ed economiche da non sottovalutare. Noi pensiamo che l’anno prossimo possa maturare l'unione vera e propria”.
Sono fondamentalmente tre le linee su cui si svilupperanno i vari filoni: istituzionale, accademica e commerciale. E dunque le due amministrazioni comunali, le due università e le due Camere di commercio. Francois Mariani, che dirige una struttura di cui fanno parte 28mila imprese, cita un proverbio francese per sottolineare l’importanza dell’enogastronomia: “Con la forchetta si fa la tomba, nel senso che noi siamo e diventiamo quello che mangiamo. Abbiamo le stesse sensibilità e gli stessi obiettivi, dunque è normale lavorare insieme”. “Turismo, accoglienza e enogastronomia - gli fa eco l’omologo viterbese Domenico Merlani – sono due cardini per un progetto di interscambio gastronomico. Ma c’è anche l’estrazione e la lavorazione del peperino, la pietra vulcanica caratteristica della nostra terra. E’ un progetto fondamentale per Viterbo, ma credo che l’intero territorio della Tuscia possa trarne vantaggio”.
Nella tappa viterbese tanti appuntamenti di rilievo: visita al teatro dell’Unione e al palazzo papale, appuntamenti all’Università e in camera di commercio, tappa da Schenardi e, subito dopo la conferenza stampa congiunta, sopralluogo a Ferento e in un’azienda che estrae il peperino.
Le basi sono state poste e sembrano abbastanza solide. Adesso bisogna concretizzare. Che è poi la parola d’ordine comune di tutti gli intervenuti. Questo gemellaggio s’ha da fare.
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