ANNO 16 n° 274
Viterbo (con Sgarbi)
chiama Londra
Scambio artistico per La Pietą
04/04/2016 - 02:00

di Andrea Arena

VITERBO – Diavolo di un Vittorio. E per Vittorio non si può che intendere Vittorio Sgarbi. Il critico d'arte una ne pensa e cento ne fa. E tra un'arrabbiatura col ministro Franceschini, una polemica politica, una candidatura a sindaco di Milano e mille altre cose trova anche il tempo di pensare a Viterbo. Che è una di quelle città che il grande ferrarese porta nel cuore, e lo dimostrano le innumerevoli visite e gli eventi a cui partecipa spesso nel capoluogo della Tuscia.

Dunque, venerdì Sgarbi ha ricevuto nella sua residenza romana – una bellissima casa, per chi avesse eventuali dubbi, a due passi dal teatro Valle – l'assessore ai Grandi Eventi Giacomo Barelli. I due, è noto, sono buoni amici e insieme hanno realizzato l'operazione Macchina di Santa Rosa ad Expo. Avrebbe dovuto esserci anche l'assessore alla Cultura Tonino Delli Iaconi, che pure è parte attiva in questa storia ma che è stato trattenuto a Viterbo da altri impegni. Sgarbi sta dando una mano all'amministrazione nella delicata operazione di prestito de La Pietà di Sebastiano Del Piombo, l'opera più importante di proprietà del Comune, alla National Gallery di Londra. Il progetto ormai è conosciuto: Viterbo presterà il quadro al museo londinese (uno dei più importanti del mondo) a marzo del 2017, per una grande mostra dal titolo (provvisorio) ''Michelangelo, Raffaello e Sebastiano''. Un evento culturale di portata planetaria, insomma.

E qui entra in gioco Sgarbi. Il ragionamento è il seguente: visto che Viterbo presta gratuitamente (in cambio, ovvio, del ritorno d'immagine) la sua opera più preziosa all'Inghilterra, perché non chiedere qualcosa in cambio ai sudditi della Regina? Qualcosa, per esempio, come Il suicidio di Didone, capolavoro di un maestro del Rinascimento come Liberale da Verona, di proprietà appunto della National Gallery. L'artista non è stato scelto a caso da quel volpone di Sgarbi, che avrebbe in mente di affiancare questo quadro ad un altro che è esposto proprio a Viterbo, nella cattedrale di San Lorenzo (appartiene alla Curia). Si tratta del Salvator Mundi, che in molti attribuiscono a Girolamo da Cremona ma che Sgarbi invece è convinto che sia stato dipinto proprio da Liberale da Verona, anzi che sia la sua opera più importante (altri ancora, per la cronaca, suggeriscono addirittura una realizzazione a quattro mani). Coi due quadri e con altri del Perugino, dello Spagna, di Piermatteo d'Amelia, Sgarbi vorrebbe costruire una grande mostra proprio nella città dei papi. Titolo suggestivo: ''Il Rinascimento a Viterbo''. Insomma, un modo per mostrare ai viterbesi le opere di quell'epoca straordinaria per l'arte italiana, con un'esposizione pensata e realizzata direttamente in loco e non ''acquistata'' chiavi in mano da altri.

Certo, ci sarebbero tanti ostacoli da superare. A partire dai costi, anche se c'è quasi un anno di tempo per lavorarci. Intanto, la National Gallery ha chiesto una presentazione e una spiegazione scritta della mostra, del progetto. Per verificare che ci siano tutti i presupposti di serietà e affidabilità affinché venga prestato il quadro. Sgarbi ci sta lavorando, entro 30 giorni invierà tutto a Londra, poi bisognerà aspettare la risposta dal direttore della museo, che è Gabriele Finaldi, 51enne londinese di nascita ma di padre napoletano.

''Per noi sarebbe una grande opportunità – dice Barelli, che continua a lavorare fianco a fianco con Delli Iaconi – per metterci al centro del palcoscenico culturale italiano e offrire ai cittadini e ai visitatori qualcosa di speciale. Nella scia di un percorso inaugurato ormai tre anni fa con una serie di mostre e di rassegne di alto livello''.

E chissà che si possa cogliere al volo un'altra occasione, a proposito di cultura: è appena uscito infatti il bando per candidarsi a capitale italiana della cultura per il 2018. Viterbo, dopo aver fallito le candidature al 2016 (è stata scelta Mantova) e al 2017 (ha vinto Pistoia) potrebbe riprovarci. Magari con un testimonial d'eccezione. Tipo Vittorio Sgarbi.






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