

VITERBO - Per oltre trent'anni è stata percorsa come una normale strada comunale, ma dal punto di vista catastale una parte dell'area è rimasta di proprietà privata. È quanto emerso a Santa Barbara, quartiere di Viterbo, dove una controversia tra il Comune e i proprietari di due particelle di terreno si è conclusa, almeno per il momento, con una sentenza favorevole ai privati.
Il Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) ha accolto il ricorso presentato dai proprietari e ha condannato Palazzo dei Priori al pagamento delle spese di giudizio. La vicenda è approdata anche in Commissione Bilancio, dove è stato approvato il riconoscimento del debito fuori bilancio necessario a coprire i costi derivanti dalla sentenza.
Il caso della strada di Santa Barbara
L'area interessata si trova nelle vicinanze del campo da rugby di Santa Barbara e riguarda due piccole particelle che, pur essendo rimaste formalmente private, sono state utilizzate per decenni come parte della viabilità pubblica.
Secondo la ricostruzione illustrata dall'assessore ai Lavori pubblici Stefano Floris, il tratto faceva parte della vecchia strada di Santa Barbara, successivamente modificata con la realizzazione del semianello. In seguito la carreggiata è stata collegata con via del Campo Scolastico, asfaltata e utilizzata stabilmente dalla collettività come strada pubblica.

La contestazione durante i lavori
La situazione è emersa durante alcuni interventi infrastrutturali collegati allo svincolo verso il semianello e alla realizzazione di una rotatoria.
Nel momento in cui il cantiere ha iniziato le operazioni di delimitazione dell'area, i proprietari hanno contestato l'occupazione del terreno, sostenendo che una parte della superficie interessata non appartenesse al patrimonio comunale.
Per sanare la situazione il Comune ha avviato le procedure di esproprio e di occupazione d'urgenza. Tuttavia, il Tar ha ritenuto che l'iter amministrativo seguito non fosse conforme alla normativa vigente.
Il Tar: procedura non corretta
Secondo quanto evidenziato nella decisione dei giudici amministrativi, il procedimento adottato dall'amministrazione non avrebbe rispettato le competenze previste dalla legge.
Sulla vicenda è intervenuto anche il capogruppo del Partito Democratico Alvaro Ricci, che ha sottolineato come la dichiarazione di pubblico interesse di un bene privato debba essere approvata dagli organi competenti e non possa essere definita esclusivamente attraverso un provvedimento dirigenziale.
Ricci ha inoltre osservato che, nel caso specifico, non sussistevano i presupposti dell'urgenza, considerando che le particelle non risultavano direttamente coinvolte dall'opera principale.
Ora il Comune valuta come chiudere la vicenda
Oltre alle spese processuali già poste a carico dell'amministrazione comunale, resta aperta la questione relativa alla regolarizzazione definitiva dell'area.
Secondo quanto emerso durante il dibattito in Commissione, una possibile soluzione potrebbe essere l'apertura di un confronto con i proprietari per trovare un accordo che consenta di definire la situazione senza proseguire il contenzioso.
L'ipotesi di un eventuale ricorso al Consiglio di Stato è stata giudicata da parte dell'opposizione poco conveniente, ritenendo che un nuovo procedimento potrebbe comportare ulteriori costi per il Comune senza garantire un esito differente.
La vicenda riporta l'attenzione sulla necessità di verificare con precisione lo stato patrimoniale delle aree interessate da opere pubbliche, soprattutto nei casi in cui infrastrutture utilizzate da decenni risultino, sotto il profilo catastale, ancora di proprietà privata.