


VITERBO - Il centro storico di Viterbo sta vivendo un doloroso e evidente spopolamento commerciale.
Le serrande abbassate in assi viari del centro fondamentali come via del Corso, via dell’Orologio Vecchio o via Saffi non sono solo un danno economico, ma compromettono l'immagine e la vivibilità della nostra splendida città medioevale.
Davanti a questa crisi, la risposta non può essere l'attesa passiva di modelli commerciali ormai superati , serve un cambio di paradigma: trasformare i locali vuoti del capoluogo in una mostra diffusa e permanente di promozione, memoria e storia per l'intero territorio della Tuscia.
Viterbo, in quanto capoluogo, ha il dovere e l'opportunità di farsi portavoce di tutti i comuni della provincia e proporsi come vetrina di produzione, storia e memoria per l’intero territorio della Tuscia.
Un territorio che custodisce un patrimonio immenso che unisce le eccellenze agroalimentari a un'eredità storica e antropologica unica, dalle radici etrusche alle tradizioni popolari dei borghi.
Il visitatore e il cittadino che passeggiano dentro le mura devono poter trovare un percorso continuativo e strutturato.
I locali sfitti possono diventare i nodi di questa mostra diffusa e permanente, capaci di raccontare la cultura, la terra e la memoria di un'intera provincia attraverso i suoi prodotti autentici.
Per invertire la rotta, è auspicabile un patto strategico tra amministrazione, proprietari immobiliari e associazioni di categoria, basato su tre punti:
Botteghe e spazi di filiera: Concedere i locali a canoni agevolati ai piccoli produttori della provincia (dall'olio d'oliva ai formaggi dei Cimini, fino ai vini locali). In questo modo, le aziende a chilometro zero avrebbero un punto d'appoggio stabile nel capoluogo senza sostenere costi di gestione proibitivi.
Esposizione permanente dell'artigianato e della memoria: Trasformare le ex attività in spazi dove i ceramisti e gli artigiani della pietra e del legno possano mostrare il proprio saper fare. Accanto alla vendita, questi luoghi stabili dovrebbero ospitare fotografie, racconti e testimonianze delle feste e delle tradizioni storiche dei nostri borghi.
Laboratori del gusto e della cultura: Creare spazi d'esperienza dedicati alle degustazioni guidate, ai laboratori di cucina tradizionale (come la preparazione dell'acquacotta) e ad incontri per riscoprire la storia locale.
Riempire i vicoli medioevali con i profumi, i sapori e i racconti di tutta la Tuscia, attraverso un percorso espositivo e commerciale continuo, significa sottrarre il centro storico all'abbandono.
Solo così potremo restituire a Viterbo il ruolo che le spetta di diritto: quello di fiera capitale culturale ed economica di una terra straordinaria e antica.
Bengasi Battisti Cittadino di Viterbo.