

Viterbo - In occasione delle festività pasquali, il vescovo Orazio Francesco Piazza ha rivolto un messaggio alla comunità diocesana, invitando i fedeli a riscoprire il significato della speranza nel Cristo Risorto.
La lettera del vescovo:
Carissimi Fratelli e Sorelle, nella speranza donata dal Crocifisso Risorto, lasciamo vivere in noi il trionfo del Suo amore, del Suo Spirito donato a noi, che apre sentieri di fiducia nell’affrontare la vita. Lui è il modello, è la Via che chiama a seguirlo tra le nostre vicende ordinarie, spesso segnate da fragilità e limiti, da delusioni e fatica, per dare il volto della speranza alle prove attraverso la grazia e i tanti segni positivi che ci accompagnano e sostengono: troviamo in Lui ciò che la complessità della vita potrebbe sottrarci e in Lui rilanciamo la volontà di rinnovare l’entusiasmo. La certezza del Suo amore, da accogliere, scegliere e praticare, orienta e guida il nostro quotidiano cammino, in una speranza che assume il volto della pazienza e della virtù provata, soprattutto nella tribolazione.
Se ci lasciamo amare da Lui non avremo paura e troveremo conforto e luce per diradare le ombre del cuore. Il Crocifisso Risorto continua a venirci incontro e a sostenerci. Radicati in questo amore siamo chiamati ad essere “perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere” (At 2,42) per testimoniare il dono della Pasqua e rigenerare, con la linfa vitale del Risorto, ogni contesto della nostra vita.
Questi tratti distintivi dell’essere Chiesa nel tempo sono il terreno fecondo in cui si manifesta la pienezza della vita offerta a tutti dal Crocifisso Risorto. La Sua visita non si limita allo spazio del Cenacolo, ma va oltre, affinché tutti possano ricevere il dono della pace e una vita rinnovata con il Soffio creatore che dispone il cuore alla fiducia e all’impegno. “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Questo è il mandato consegnato dal Risorto alla “Chiesa perennemente assistita dal Paraclito: portare il lieto annuncio, la gioiosa realtà dell’Amore misericordioso di Dio, perché tutti credano che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e credendo, abbiano la vita nel suo nome” (Cf Gv 20,31); è
la missione che ognuno, nella Chiesa, deve compiere perché il mondo viva.
Anche noi, oggi, come i primi Discepoli, impauriti, confusi, disorientati da tante conflittualità e situazioni difficili, possiamo chiudere le porte per proteggerci, forse per sottrarci a tanti rischi e alla incertezza, ma, proprio nella crudezza di queste situazioni si presenta il Signore per stare con noi, per ricomporre, in modo inatteso, la trama della comunione e la linfa della speranza e per consegnarci la condizione interiore che dispone ad affrontare con spirito nuovo la vita.
Se la paura fa guardare la realtà e gli altri come ostili, la gioia e il conforto, che scaturiscono da questa Presenza, aprono gli occhi della mente e del cuore ad uno sguardo più profondo e consapevole sul mondo e sugli altri. Così Agostino sottolinea questa certezza: “Sei venuto a cercarci, o Signore, quando noi non Ti cercavamo, e sei venuto a cercarci affinché noi ti cercassimo”.
In questa quotidiana ricerca della Sua presenza in noi, e con noi nella vita, si rinnova l’entusiasmo della fede nel realismo di un nuovo modo di vedere le persone e le vicende con lo sguardo della fiducia e della speranza.
Come a Tommaso, è offerto oggi a noi il senso reale di una Presenza che, nella oscurità delle avversità e delle prove, chiede di non divenire increduli ma divenire credenti: ognuno, nella vita, personale e comunitaria, può professare “Gesù mio Signore e mio Dio”, origine e fondamento di ogni vita. Tommaso vede che il Gesù del Golgota, dei chiodi e del costato aperto, è davvero il Gesù che ora gli parla: in lui, con profonda emozione, scopre e riconosce il suo Crocifisso Risorto. Non sono le ferite, le lacerazioni, le sofferenze, le prove, a mettere a distanza Dio o a negarlo: al contrario, la fede nel Risorto chiede di incontrarlo in esse e vedere i segni della Sua compassione che traccia nuove possibilità in quelle situazioni.
Questo dono del Risorto libera dall’incertezza e, senza chiudersi alla vita, in essa fa scoprire i segni della misericordia e della compassione. La fede così si sblocca e accede all’essenziale, al definitivo della pienezza di vita, non solo per sé stessi, ma per tutti; fede che diviene esperienza proprio quando tocchiamo le piaghe del Risorto, le ferite dei fratelli, fino a renderci prossimo nella carità. Gregorio Magno, riferendosi a Tommaso, così afferma: “Egli vide l’umanità, ma riconobbe nella fede la divinità, quando esclamò: Signore mio e Dio mio! Pur avendo veduto, egli ha quindi il merito della fede, perché riconobbe Dio, che non poteva vedere, osservando la vera umanità di Cristo.” (Omelie sui Vangeli, 26.8).
Il divenire credenti, riconoscendo nel Risorto l’umanità provata del Crocifisso per amore, è sostenuto dalle consolanti parole dell’Apostolo Pietro: “dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza. Ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, torni a vostra lode e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime” (1Pt 1, 3-9).
Seguiamo fiduciosi l’esempio di Maria, Madre nostra, prima discepola del Signore nella fede e nella vita; affidiamo a Lei il nostro rinnovato entusiasmo nell’affrontare la vita invocando la pace del Risorto nei nostri cuori e nel mondo. Il Signore Gesù, Crocifisso Risorto, guidi e sostenga il nostro cammino. Sia per tutti, in particolare per ammalati e bisognosi, una gioiosa e serena Pasqua in Cristo, nostra unica speranza.