

di Domenico Savino
VITERBO – Attacco sotto accusa. Si parla del reparto e non di singoli elementi. Il post Pierantonio è amaro come il fiele: non è possibile capacitarsi dopo aver collezionato almeno tre palle gol, aver colpito altrettanti legni e poi ritrovarsi con una sconfitta da digerire. La Viterbese ha mostrato i denti, ha detto di esserci, ha voglia di cancellare i risultati negativi, ha anche cambiato modulo per ritrovare la vittoria.
Da Pierantonio si torna affranti per il gol beffa di Serrotti, ma con una consapevolezza: si sta venendo a capo di uno dei problemi che avevano contraddistinto le precedenti prestazioni, la mancanza del gioco. Ma se all’applicazione, all’approccio felice alla gara, alla possibilità di creare occasioni con una certa continuità, sfruttando la presenza di un uomo tra le linee in grado di catalizzare tutte le azioni d’attacco e si possiede una prima linea di queste dimensioni (Veganduzzo più Majella), non è possibile spiegare una sconfitta.
Perché non è solo questione di singoli: è vero che Majella sta attraversando una fase involutiva; ma è anche vero che i suoi compagni di reparto non stanno facendo meglio di lui: Vegnaduzzo sembra stanco, lotta tanto, fa a sportellate con i difensori avversari, si sobbarca il compito di aprire gli spazi, ma non è lo stesso opportunista che è stato ammirato al suo arrivo nella città di papi. Non cerca il tiro, si avvicina poco alla porta. Barra è troppo acerbo e ha solo spezzoni di gara in cui è impossibile farsi ammirare. Morini e Mereu offrono fantasia e come nel caso di Pierantonio non sono neanche fortunati.
Inoltre sia l’attaccante argentino che il suo fido di reparto Majella iniziano ad essere conosciuti dai difensori avversari che prendono efficaci contromosse: sanno che sono pericolosi e tendono a farli ronzare lontano dai sedici metri per renderli innocui o comunque per neutralizzare le loro folate.
Accanto al reparto in difficoltà ci deve essere una squadra in grado di supportare i tre uomini in avanti. Solo in due partite il 4-3-1-2 è stato adottato: con il Deruta, finì 3-3 (e segnarono sia Majella che Vegnaduzzo e ieri l’altro. Poche le indicazioni in tal senso e se si dovesse dare retta alla cabala non è arrivata mai la vittoria. Ma se Conticchio lo vorrà riproporre, dovrà tapparsi naso e orecchie, provare e tentare di dare una forma definitiva alla sua Viterbese. Il tecnico è parecchio stuzzicato dalla possibilità di sfruttare al massimo le sue faretre altrimenti non si spiega il perché alla prima gara utile (Deruta) li utilizzò in contemporanea.
Da allora l’ipotesi è stata accantonata per dare più copertura e equilibrio alla squadra. Che ha dimostrato di accettare di buon grado la modifica tattica, di sacrificarsi pur di tornare a sorridere di nuovo. Quindi Conticchio, che ha il polso del gruppo, se crede di aver trovato la strada maestra, insista senza remore facendo rendere al meglio gli uomini che dirige. A patto che la squadra non si snaturi, che non perda l’equilibrio, che non si lanci in attacco alla spasmodica ricerca del gol. Perché sarebbe il peccato più grave (oltre a quello di non concretizzare): in tal senso la sconfitta di Pierantonio potrà essere istruttiva.