ANNO 16 n° 275
Viterbese, necessario
cambiare modulo
La sconfitta in finale è istruttiva: bocciato il 4-2-3-1, due punte unica soluzione
07/02/2014 - 00:22

di Domenico Savino

VITERBO – Il day after è quello delle domande, delle risposte che la finale avrebbe dovuto dare e non ha dato. Il giorno dopo gli schiaffoni di Scerrati, la Viterbese si interroga. La partita di Frascati è da cancellare: squadra senza idee e senza cattiveria che ben presto si è fatta trascinare dagli eventi. Alla fine l’Empolitana ha fatto la parte della Viterbese e i gialloblu ne sono usciti a testa bassa e con le ossa rotte. Ora urge ripartire, perché anche dalla caduta più rovinosa bisogna essere in grado di rialzarsi. E se le sconfitte sono istruttive, questa lo è a maggior ragione. Perché sull’erba sintetica dell’VIII Settembre di indizi ne sono rimasti molti e vale la pena analizzarli prima che diventino lacune strutturali.

Sul banco degli imputati sono, inevitabilmente, finite le scelte del tecnico Claudio Solimina. Scelte tattiche e di uomini. La Viterbese è venuta meno su tutti e due gli aspetti. Ha preso tre gol in fotocopia e se Boccolini è stato costretto ad uscire più volte dalla sua area di rigore per fermare coi piedi un avversario lasciato a rete è il segno che la squadra era messa male in campo: lunga, slegata, senza elementi di raccordo.

Eppure la Viterbese sapeva benissimo che l’Empolitana avrebbe giocato così: difesa e presidio costante degli spazi, veloci (quanto letali) ripartenze che hanno esaltato le capacità di Scerrati e Cesaro di giocare sulla linea difensiva. Movimenti studiati: palla recuperata a centrocampo e verticalizzazione improvvisa. L’attaccante, che sapeva di dover scattare, si piazzava sempre un metro prima del  difensore per evitare il fuorigioco e si trovava in un attimo a tu per tu con Boccolini.

Le scelte tattiche di Solimina non hanno pagato: il 4-2-3-1 è volato via come una piuma spostata dal vento. La Viterbese si è trovata in difficoltà nella zona mediana con i soli Marinelli (ancora troppo irruento, il primo giallo è sempre il suo) e Giannone in inferiorità numerica. I trequartisti rientrano poco e la squadra è spezzata in due tronconi tra chi attacca e chi difende. In quella zona di mezzo l’Empoliatana ha costruito la sua finale e l’ha vinta.

A questo punto sembra giunto il momento di virare su un altro assetto tattico più caldo e rassicurante, magari didascalico ma quanto mai redditizio. Il 4-4-2 si adatta maggiormente alle caratteristiche dell’attuale Viterbese. Ora che è arrivato un '96 a sinistra tutti i pezzi del puzzle possono trovare adatta collocazione. Ci sono alcuni giocatori che sembrano imprescindibili (Pero Nullo su tutti) ed altri che avrebbero bisogno di tirare il fiato.

Ecco perché il 4-4-2 deve essere la nuova versione. Nuova fino ad un certo punto, dal momento che Solimina l’ha provata fino a domenica scorsa contro il Fonte Nuova. Vegnaduzzo ha bisogno di una spalla per dividere meglio l’area di rigore e non essere costretto a giocare spalle alla porta e prendere tante botte. Polani e Pacenza sono ottimi compagni di viaggio. Il nuovo assetto prevede anche scelte drastiche sugli uomini: avrebbero più spazio Cima, Facka, Fè under che andrebbero ad equilibrare l’utilizzo dei più grandi e il sacrificato sarebbe Cerone.

Tuttavia Solimina ha in mente anche il 4-3-3, altra variante per vedere insieme Pero Nullo, Vegnaduzzo e Gubinelli. Resta, in tal caso, da decidere chi farà il terzo mediano (con il ’96 dirottato sulla linea dei difensori). Il dubbio di Solimina sul portiere da schierare – da cui poi sarebbe derivata a formazione titolare – è stato il segnale che ha fatto perdere la finale.






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