

di Domenico Savino
VITERBO - Il calcio è uno sport strano che risponde a criteri del tutto particolari. Spesso sfugge ad ogni logica ed è frutto della giocata estemporanea. Per capire meglio Viterbese - Pierantonio è necessario far partire l'analisi da una considerazione ben precisa. A orientare i giudizi di una partita di calcio sono i risultati. E la gara di ieri rientra perfettamente in questa casistica. Basti pensare a cosa sarebbe successo se non ci fosse stato quel sussulto d'orgoglio che ha permesso alla Viterbese di pareggiare e poi vincere in sette minuti una partita virtualmente persa e giocata male.
Dice un vecchio adagio che ''con i se e con i ma non si fa la storia'' pertanto bisogna stare a quello che ha detto il campo: la Viterbese ha vinto, è al quarto risultato utile consecutivo (quinto se si considera la coppa Italia), vive di spunti occasionali (ma utili, servono anche quelli), è ancora nella pancia della classifica. La polaroid della Viterbese sta in quell'abbraccio dopo il triplice fischio: tutti uniti a saltare in mezzo al campo, per formare una corazza contro gli spifferi, le critiche e qualche fischio che è piovuto dagli spalti.
Partite vinte in questo modo danno la consapevolezza della forza del gruppo: innescano un meccanismo psicologico che consente di andare oltre i problemi di sopperire con la volontà agli errori e alle manchevolezze. La scintilla che mancava: i tre punti fanno sempre comodo e l'utilità degli stessi verrà valutata in futuro allorquando questa squadra - ce lo auguriamo tutti - inizierà a prendere coscienza di poter giocare un ruolo importante in questo campionato mediano, senza un padrone riconosciuto.
Queste considerazioni al pari di alcuni giudizi sui singoli - prova deficitaria di Federici, meriterebbe un turno di riposo a favore di chi sta meglio e Cristiano è ancora in ritardo di condizione, per citare i due che dovrebbero prendere per mano la squadra nei momenti difficili - sono necessarie per capire l'evoluzione delle emozioni della partita di ieri.
Per ciò che riguarda la Flaminia, il discorso sugli episodi è identico: anche al Madami c'è un rigore, ma Capodaglio lo fallisce e rimanda l'appuntamento con la vittoria. I giudizi sulla squadra restano gli stessi fatti una settimana fa: crea tanto, subisce poco, ma non vince. E questo nel calcio è un peccato grave.
Ed allora si ritorna al principio del ragionamento: con i se e con i ma... il calcio non si fa.