ANNO 16 n° 274
Viterbese, chiuso
l'anno della rinascita
Finiscono agli archivi i dodici mesi
che hanno portato la promozione in D
01/01/2015 - 02:02

di Tommaso Crocoli

VITERBO - Il 2013 era stato l'anno della speranza, con l'arrivo dei Camilli nella città dei Papi dopo l'ennesima storiaccia societaria fatta di debiti e latitanze presidenziali. Il 2014 consegna agli archivi la vittoria del campionato di Eccellenza, con il vivo augurio di non rivedere mai più certe categorie, e il sogno del ritorno tra i professionisti.

Il bilancio di questa Viterbese Castrense, in attesa che il nome torni quello di sempre, non può che essere positivo: annata quasi da incorniciare, se non fosse per quel brutto pomeriggio di Frascati in cui è sfumata in finale la Coppa Italia di categoria e per quella Lupa Castelli, in vetta alla serie D, che rende maledettamente difficile la vittoria del campionato. Mancano ancora tante giornate alla fine, però, e le chance di un aggancio non mancheranno di certo.

Intanto, con l'annata ormai alle spalle, un grazie sentito va ai Camilli, al presidente Vincenzo e al Comandante Piero, per aver fatto di questa squadra un modello vincente, riportando l'entusiasmo in una città che faticava a smaltire l'ennesima delusione.

Poi, un pensiero ai tanti che, quest'estate, sono finiti a cercar fortuna altrove dopo aver contribuito alla promozione tra i dilettanti annichilendo il Rimini, unica rivale per la vittoria finale. Al Tanque Vegnaduzzo e alla sua splendida famiglia sempre presente in tribuna, a quel Cirina dal ghigno malefico (solo per gli avversari, sia chiaro) tornato nella sua Sardegna, ai gol decisivi di Polani. Al buon Fapperdue, viterbese di Viterbo che ha indossato senza remore la fascia di capitano a poco più di vent'anni, e allo sfortunato Federici, costretto al ritiro anticipato da una schiena balorda che lo ha tradito troppe volte.

Oggi, la Viterbese ha i volti nuovi del roccioso Scardala e dell'enfant prodige Dalmazzi, dei Morini e dei Saraniti, del bomber brasiliano Pippi e dei nuovi Oggiano, Fanasca, Neglia e Assenzio. Sono rimasti Rocco Giannone, faro del centrocampo e cecchino sui calci piazzati, e il Folletto Pero Nullo, uno che in queste categorie è come una Ferrari al raduno delle Cinquecento. Sono cambiati gli allenatori (Solimina, Gregori, ora Ferazzoli) e i direttori sportivi. Perché i Camilli sono così, alle prime avvisaglie di problemi passano subito alle vie di fatto. Per ora, hanno regalato a Viterbo il sogno del ritorno nel calcio che conta. E scusate, di questi tempi, se è poco.






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