

di Giovanni Masotti
VITERBO - I giorni pre-ferragostani sono stati ricchi di novità per alcune questioni di primo piano che riguardano il centro storico, la cui soluzione permette di capire di più quali sono le intenzioni strategiche dell'amministrazione comunale in relazione alla rivitalizzazione dell'area che è il fulcro della vita della città, ma che è stata semiabbandonata in questi ultimi anni.
Non c'è solo il via libera - una volta chiuso il cantiere in atto e stemperatesi le polemiche sulle fioriere - alla pedonalizzazione di piazza del Plebiscito con l' unica eccezione del corridoio via Cavour-via Ascenzi. C'è anche, molto attesa, l' ordinanza - valida intanto dall' 11 agosto fino al 30 settembre - che fa proprie le conclusioni maturate nell' incontro tra la giunta e le associazioni di categoria che risale a oltre un paio di settimane fa, dopo una lunga ed estenuante trattativa.
Il provvedimento più importante, cruciale per una graduale rinascita e un ripopolamento del centro, è il prolungamento degli orari dei pubblici esercizi: dalla mezzanotte all' una nei giorni feriali, dall' una alle due nei giorni festivi e prefestivi, con una tolleranza di mezz'ora per consentire un' ordinata chiusura dei locali. Proprio su questo punto si registra lo scontro più acceso tra gestori e residenti, in particolare i cittadini aderenti al Comitato di San Pellegrino, preoccupati di un deterioramento della sicurezza e della tranquillità nelle zone più coinvolte dal cambiamento attraverso il possibile diffondersi del fenomeno della movida selvaggia.
Questo sacro timore non è stato fugato dal previsto rafforzamento delle misure di ordine di pubblico, a partire dalla garanzia offerta dai negozianti di un servizio d' ordine privato all' interno di bar e ristoranti e nelle aree prospicienti, direttamente collegato con le centrali delle forze dell' ordine.
Il duro contrasto, che aveva tanto ritardato le decisioni di Palazzo dei Priori, è tuttora in essere e resta un' ombra pesante sulla concretizzazione del piano. In ballo, infatti, c'è la spada di Damocle di un eventuale ricorso al Tar che verrebbe intentato dal 'ribelle' Comitato di San Pellegrino. Se venisse effettivamente percorsa la strada legale, tutto si complicherebbe. Nel caso poi di un 'niet' del Tribunale Amministrativo Regionale alle contestazioni del Comitato, le associazioni di categoria si potrebbero accodare alla reazione del Comune chiedendo i danni ai ricorrenti, responsabili di aver rallentato l' entrata in vigore della dibattuta ordinanza che dà respiro ai pubblici esercizi dopo tanto tempo col freno tirato. Una ipotesi non da poco, questa, che potrebbe convincere i cittadini di San Pellegrino a rinunciare per quieto vivere all' azione giudiziaria, troppo incerta e troppo costosa. Per giungere alla prova della verità bisognerà aspettare giusto una manciata di giorni.
Poi la situazione sarà più chiara e si capirà definitivamente se l' iter dell' ordinanza comunale sarà liscio o se sorgeranno nuove complicazioni. Ma la strada sembra ormai tracciata. Tra la soddisfazione dei pubblici esercizi, stanchi di vivacchiare, e le remore del Comitato di San Pellegrino ad abbracciare quella che sarebbe una sorta di dichiarazione di guerra al Comune.