


VITERBO - Negli ultimi giorni nella Tuscia sono tornate a circolare – soprattutto sui social – notizie infondate riguardanti presunti lanci di vipere dagli elicotteri, fantomatici ripopolamenti di lupi e immissioni di cinghiali. Post virali, commenti allarmistici e perfino qualche articolo di quotidiano locale hanno alimentato timori ingiustificati, contribuendo a generare confusione e, in alcuni casi, vero e proprio procurato allarme.
Per evitare fraintendimenti, è necessario riportare chiarezza basandosi sulle conoscenze scientifiche e sui dati del territorio.
L’idea che qualcuno stia ripopolando i boschi con lupi, vipere o cinghiali è completamente falsa.
Gli esperti spiegano che le popolazioni selvatiche aumentano o diminuiscono naturalmente in base a fattori come:
clima
disponibilità di cibo
pressione dell’uomo
cicli biologici
Gli animali nascono, si spostano e si diffondono autonomamente, percorrendo chilometri per cercare riparo e nutrimento.
Non esiste – e non è mai esistito – alcun programma di ripopolamento del lupo nella Tuscia, né tantomeno il leggendario “lancio di vipere dagli elicotteri”, una bufala che ciclicamente riappare.
Un’altra narrazione fuorviante riguarda la presenza di “branchi di lupi” vicino ai centri abitati.
In realtà, il lupo raramente vive in branchi numerosi: si muove solo, in coppia o con i piccoli dell’anno.
Quando si vedono gruppi consistenti, spesso si tratta di cani randagi o rinselvatichiti, molto più pericolosi sia per gli esseri umani sia per il bestiame.
Gli esperti sottolineano che:
il lupo evita l’uomo, non lo considera una preda;
ha a disposizione abbondante fauna selvatica;
attaccare una persona sarebbe per lui rischioso e “antieconomico”.
I recenti episodi gravi – come l’attacco mortale nella Selva di Manziana – sono stati infatti compiuti da cani, non da lupi.
Contribuisce alla confusione anche la diffusione del cane lupo cecoslovacco, una razza complessa da gestire, spesso abbandonata e facilmente scambiata per lupo selvatico.
Lanciare allarmi ingiustificati su presunti branchi di lupi aggressivi significa generare paura nella popolazione e mettere in allerta, inutilmente, le autorità.
Dal punto di vista giuridico, ciò può configurare il reato di procurato allarme, punito dal Codice Penale.
I dati raccolti sul territorio mostrano che:
i lupi seguono i corridoi ecologici, zone naturali lontane dagli abitati;
la loro principale preda resta il cinghiale;
gli attacchi al bestiame – dove avvengono – sono spesso causati da branchi di cani rinselvatichiti.
La natura segue dinamiche proprie:
a un aumento delle prede (come i cinghiali), corrisponde un incremento fisiologico dei loro predatori.
Da anni l’Ente preposto sta conducendo un monitoraggio costante con fototrappole e sistemi di osservazione.
Su mandato della Regione Lazio, interviene anche per ridurre la popolazione del cinghiale, specie cruciale per contenere il rischio di peste suina.
Non è un caso che epidemie e criticità nascano quando una specie raggiunge numeri troppo elevati.
In conclusione, gli esperti ricordano che:
non esistono lanci di vipere;
non esiste alcun ripopolamento artificiale di lupi o cinghiali;
i lupi non rappresentano un pericolo per gli esseri umani.
Le vere minacce alla serenità pubblica sono le fake news, che generano paure inutili e possono creare gravi disagi.
L’appello è chiaro:
non credete a informazioni allarmistiche provenienti da fonti non attendibili, soprattutto dai social. La realtà è molto diversa e decisamente meno pericolosa di quanto qualcuno voglia far credere.