


VITERBO – Ieri è arrivata la sentenza nelle aule del tribunale. Un militare di 60 anni è stato condannato a un anno e otto mesi di reclusione per maltrattamenti e lesioni ai danni della moglie. Una condanna che pesa non solo per la qualifica dell'imputato, ma soprattutto per la condizione di estrema vulnerabilità della vittima, affetta da gravi patologie oncologiche.
Il quadro emerso durante il dibattimento è quello di un incubo domestico consumatosi nel 2023. Tra febbraio e agosto di quell'anno, la donna è stata costretta a ricorrere alle cure ospedaliere per ben cinque volte. È stato proprio l'ospedale, attraverso l'attivazione del 'codice rosa', a dare il via alle indagini che hanno portato l'uomo a processo.
Secondo quanto ricostruito in aula, le violenze non erano solo fisiche ma anche psicologiche ed economiche. L'uomo avrebbe negato il sostegno finanziario alla moglie durante le cure, arrivando a contestarle aspramente ogni spesa familiare, fino all'episodio paradossale in cui avrebbe preteso che la donna pagasse di tasca propria la riparazione della lavastoviglie.
Uno degli aspetti più dolorosi emersi riguarda la tempistica delle violenze: l'ultima aggressione fisica sarebbe avvenuta a ridosso di un delicato intervento chirurgico a cui la donna doveva sottoporsi. È stato dopo un colloquio con una psicologa e l'ennesimo accesso al pronto soccorso che la vittima ha trovato la forza di denunciare.
Il giudice Rocchi ha emesso una sentenza più severa rispetto alla richiesta del pubblico ministero (che aveva sollecitato sei mesi). Tuttavia, ha concesso la sospensione condizionale della pena, legandola però a un obbligo preciso: il sessantenne dovrà frequentare per almeno nove mesi un percorso rieducativo presso un centro specializzato nel trattamento degli autori di violenza. Se non adempirà a questo percorso una volta che la sentenza sarà definitiva, il beneficio della sospensione decadrà.
Sul fronte civile, l'avvocato della donna, Irene Laurenti, ha presentato una richiesta di risarcimento danni pari a 162 mila euro, sottolineando l'enorme sofferenza patita da una persona che, mentre lottava per la vita contro il cancro, doveva difendersi anche tra le mura di casa.