


VITERBO - Nulla sembra placare l’animo di Monsignor Carlo Maria Viganò, l’arcivescovo scomunicato dalla Chiesa che avrebbe fondato una propria comunità sull’eremo della Palanzana: l’ex nunzio del papa negli Stati Uniti sarebbe stato accusato di scisma, ma nonostante l’interdizione ufficiale di celebrare i sacramenti, ha diffuso sui social l’intenzione di indire una messa. Viganò ha poi officiato la funzione per i membri della sua congrega Exsurge Domine a Viterbo.
“Celebrerò la santa messa – queste sono alcune parole del suo messaggio su X - per gli amici e benefattori della fondazione Exsurge Domine. Assieme a loro, porterò ai piedi dell’altare anche tutti coloro che hanno voluto esprimermi sostegno e assicurarmi le loro preghiere in questo momento”. L’arcivescovo è stato inoltre avvertito nel decreto di scomunica del Sant’Uffizio del rischio di perdere la funzione sacerdotale, ma pare che sia rimasto inerte rispetto a questa comunicazione.
Viganò non è turbato: la scomunica, da lui accolta come “un onore”, è diventata per l’ex nunzio uno sprone a esortare i confratelli alla ribellione. “Se voi tacerete grideranno le pietre”, ha ribadito, citando alla lettera il Vangelo di Luca.