

Per i sottosegretari e i viceministri del Renzi I è vicina la volata finale ma l’incastro definitivo delle 42-44 poltrone in ballo slitterebbe a domani. Servono altre 24 ore, dunque, prima di convocare il Consiglio dei ministri. Ed è ancora lunga la fila davanti al tavolo della «compensazione» affidato ai fedelissimi del premier, Luca Lotti e Lorenzo Guerini, che hanno addirittura ricevuto aspiranti e candidati nelle stanze del governo al piano Aula della Camera. Più riservato, invece, il contatto tra Guerini e il ministro uscente dell’Integrazione Cécile Kyenge, che sarebbe stata raggiunta in extremis da un’offerta per un posto di vice, probabilmente con le stesse deleghe affidatele da Letta. Contattato anche il cattolico del Pd Luigi Bobba per Sanità o Affari sociali.
Le caselle più importanti del mastodontico puzzle - alla cui composizione partecipa anche il ministro dei Beni culturali Franceschini, comparso in Transatlantico e subito attorniato dai sottosegretari in pectore - si stanno stabilizzando. La delega ai Servizi segreti, nel segno della continuità e della competenza dell’interessato, dovrebbe rimanere nelle mani del sottosegretario Marco Minniti che si occupa da decenni di sicurezza e intelligence: lo ha fatto con Letta e lo farà anche con Renzi, dunque.
Non è chiaro invece chi andrà a ricoprire il posto di sottosegretario alla presidenza con delega agli Affari europei. Tre i candidati con molte stelle sulle spalline: c’è l’ex ministro Enzo Moavero Milanesi ma il profilo adeguato ce l’hanno anche l’ex ministro della Difesa Mario Mauro (popolari), già vicepresidente del Parlamento europeo, e il prodiano Sandro Gozi. Appetibile (fondi europei) anche la poltrona della Coesione territoriale: in pole position Mauro e i renziani Angelo Rughetti (ex direttore dell’Anci) ed Emanuele Fiano. Quest’ultimo ha un profilo tagliato soprattutto sul Viminale dove, però, vorrebbero essere confermati Manzione e Bubbico.
Ai rapporti con il Parlamento-Riforme servono tre sottosegretari esperti per la ministra Maria Elena Boschi: un deputato (Gianclaudio Bressa o Sesa Amici del Pd), un senatore (Federica Chiavaroli del Ncd), un esterno (Giampaolo D’Andrea che viene addirittura conteso dal ministro Franceschini per un posto di capo di gabinetto). Alla Giustizia andrà come vice Enrico Costa (che lascia il posto di capogruppo Ncd a Nunzia De Girolamo), con la seconda casella occupata da Roberto Rao (Udc) o da Tito Di Maggio (Popolari). All’Agricoltura c’è come vice Giuseppe Castiglione (Ncd), allo Sport Renzi premia Eugenio Giani (in arrivo da Firenze) mentre Ernesto Carbone, che ha accumulato esperienza all’Agricoltura, va al partito con Guerini. Giovanni Legnini (editoria) manterrebbe il posto anche se sarebbe adatto per l’Economia, dove sono in corsa anche Della Vedova (Sc), l’uscente Cesaro (Ncd) e Morando (Pd). Resta un mistero la delega alle Telecomunicazioni: con il ministro imprenditore Federica Guidi, quel posto spetta al Pd. Ma Paolo Gentiloni, il candidato ideale, per competenza e vicinanza al premier, commenta: «Io sono fuori....».
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