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Gli utenti promuovono invece la gestione di Bagnaccio e San Sisto
20/06/2016 - 02:01
Pozze Carletti e Bullicame: maglia nera per degrado ed abbandono
Viaggio nelle stazioni termali libere del viterbese. Il Bagnaccio e le Masse le migliori
di Domenico Cacciola
La situazione del termalismo a basso costo a Viterbo viaggia ormai a due velocità. Da un
lato un'idea ed uno sforzo imprenditoriale privato ed associativo che funziona, dall’altro il completo abbandono che in molti lamentano. Esistono, al momento quattro agglomerati di pozze (una quinta struttura privata sulla Cassia Nord, completata, è in attesa di autorizzazione, ndr) sgorganti acque sulfuree a Viterbo e nel raggio di una decina di chilometri dal suo centro abitato: le piscine Carletti, il Bulicame, il Bagnaccio e le Masse di San Sisto. Storia di
vincitori e vinti. Il paragone non è arbitrario
poiché va subito detto che alle prime due spetta di diritto la maglia n'era mentre alle seconde la piena promozione.
Andiamo per ordine. Alle Carletti, la cui portata del salutare fluido è di 4 litri al secondo, situate in prossimità del bivio per la strada
Tuscanese, il degrado e la sporcizia regnano sovrani. 'MCi vengo quasi tutte le
mattine – racconta Antonio Egidi – dopo aver fatto la mia solita corsa. Sarebbe un posto molto bello se fosse tenuto come si deve. Non ci
sono bagni funzionanti, è frequentato da persone che sporcano. Vedo spesso comitive di stranieri che appena arrivati
alle vasche osservano disgustati i bidoni di spazzatura pieni, i nugoli
di mosche e vanno subito via, proprio ieri è successo con una comitiva
di giapponesi.” I bagni chimici ci sono: entrambi, però, sono fuori uso
Fa eco ad Egidi il signor Vittorio P.:” L’acqua è quasi sempre sporca, già dal primo mattino, l’erba non viene tagliata da tempo e i rifiuti non vengono tolti chissà da quanto. Abbiamo delle panche di travertino, utili certo, se non fosse per il materiale scelto che è stato divelto e spaccato a più riprese”.
Al Bulicame, situato a pochi metri dall’Orto botanico e dallo svincolo della superstrada esiste, almeno, una recinzione (che però in
un tratto è stata abbattuta). Un volontario ingaggiato dal Comune presidia e cerca
di tenere pulito. “L’orario di apertura tutti i giorni è dalle 8 alle 19.30 – precisa Fortunato Taffuri –, faccio quello che posso per tenere pulite le vasche. Almeno quella piccola. Ma la grande, al momento non in uso, andrebbe svuotata, ripulita dal fango e riempita. Andrebbe fatto regolarmente come il taglio dell’erba. La ditta incaricata dal Comune però non la si vede spesso”. Giornata lavorativa, scarsa la
presenza di appassionati di acque termali. Una coppia si gode l’unica piscina funzionante in assoluta tranquillità: “Il posto è
incantevole ma poco curato – dicono concordi Paola e Mario –, i bagni sono inutilizzabili e soprattutto la piscina più grande piena di melma e girini”.
Carletti e Bullicame, quindi, non raggiungono la sufficienza e sono
bocciate dagli appassionati che continuano comunque a frequentarle. Sono aree termali con accesso libero, una risorsa ambientale
e turistica che purtroppo viene sottovalutata.
Altro giro ed altra storia, invece, alle pozze del Bagnaccio ed alle Masse di San
Sisto. Il primo sito si trova percorrendo la strada che porta a Marta (a sei km circa da Viterbo), ha una discreta segnaletica ed è dotato di
una ampia area sosta per auto e caravan. Peccato per il chilometro di
strada sterrata e un po’ disagevole che occorre percorrere per raggiungerlo. L’area che fino al 2013 versava nelle condizioni delle
Carletti (se non addirittura peggio) è gestita da privati. Dopo tanto lavoro e buona volontà, oggi è tenuta in gestione temporanea da una associazione di promozione sociale che conta 2600 iscritti. L’ingresso è gratuito (oppure ad offerta libera giornaliera) per volontà del
Comune (gestore dell’area mineraria), tuttavia ci si può associare pagando 40 euro l’anno per contribuire alle spese di pulizia, controllo e manutenzione. Il Bagnaccio ha una portata di 2 litri al secondo, dispone di un parco verde ben curato e pulito, di una postazione di
accoglienza, diverse isole per la raccolta differenziata, e, soprattutto, di piscine
pulitissime (ogni sera vengono svuotate e ripulite).
''Il parco si sviluppa su un’area di un ettaro circa, siamo aperti tutti i giorni della settimana dalle sette alle 24 – spiega il responsabile Stefano S. – e lavoriamo per mantenere questo splendido sito in condizioni e standard eccellenti. Chi non vuole contribuire è obbligato a firmare una liberatoria che ci solleva da ogni responsabilità in caso di
infortunio. Gli associati, invece, sono coperti per ogni evenienza. Una tradizione viterbese, questa dei bagni nelle pozze che sempre più attira utenti provenienti da Umbria, Toscana ed alta Tuscia.” Insomma, quando privati ed associazioni intervengono si vede la differenza. Il Bagnaccio tirato a lucido, con il suo verde, i suoi gazebo, le aree ristoro, i bagni chimici immacolati e le piscine dall’acqua cristallina ed i sorrisi delle persone sono il suo miglior biglietto da
visita. L’Associazione che lo gestiste ha un ottimo sito per chi volesse approfondire.
“Ci vengo da 40 anni quasi tutti i giorni dopo
il lavoro – dice Fernanda G – è non mi sembra vero vedere questo posto così cambiato. E’ tutto perfetto. Gradirei se posso dare un suggerimento, che ci fosse un po’ più di ombra o di aree coperte”.
Alle Masse di San Sisto sulla cassia nord in direzione Vetralla, l’atmosfera non cambia. La gestione è assicurata da una associazione
culturale (la proprietà dell’area è di Antiche Terme Romane), ci sono una grande area di sosta per auto e camper, tre piscine (con anche acqua fredda), la portata dell’acqua è di 4 litri al secondo. Si entra con tesseramento annuo di 25
euro e le pozze di San Sisto contano ben 9mila associati. Il sito si lascia ammirare per i suoi ruderi che rimandano all’antichissimo impianto termale romano (pare che tutta
l’area sottostante sia archeologica e brulicante di ville romane), per il verde, le aree di relax, le docce (è obbligatorio farla prima di
immergersi) e la squisita accoglienza dei gestori. “Il nostro impianto si sviluppa su cinque ettari. Garantiamo l’ingresso a tutti – precisa Domenico M. uno dei responsabili –, ovviamente gli associati godono di tutti i servizi. Tutti gli altri (pochissimi in verità, ndr) possono solo attingere gratuitamente l’acqua sulfurea. Organizziamo
eventi ed offriamo ai nostri soci tre cene all'anno con evento gratuito. Non dividiamo utili, diamo da vivere dignitosamente ad otto famiglie, paghiamo più di sessantamila euro l’anno di canone d’affitto e garantiamo accesso gratuito a portatori di handicap e giovani fino a diciotto anni di età”.
Qualche lamentela da parte dei gestori verso le politiche termali regionali e locali, infine, però non manca. Gli utenti, tuttavia, sono numerosi e
pienamente soddisfatti e non mancano di segnalare possibili migliorie: “L’impianto è in condizioni ottimali, - testimonia Mario F. -, pulito e confortevole, ben sorvegliato e dotato di tutti i servizi. Se dipendesse da me aggiungerei un turno di pulizia settimanale in più per
garantire, visto il flusso elevato di persone, uno standard
di Domenico Cacciola
VITERBO - La situazione del termalismo a basso costo a Viterbo viaggia ormai a due velocità. Da un lato un'idea ed uno sforzo imprenditoriale privato ed associativo che funziona, dall’altro il completo abbandono che in molti lamentano. Esistono, al momento, quattro agglomerati di pozze (una quinta struttura privata sulla Cassia Nord, completata, è in attesa di autorizzazione, ndr) sgorganti acque sulfuree a Viterbo e nel raggio di una decina di chilometri dal suo centro abitato: le piscine Carletti, il Bulicame, il Bagnaccio e le Masse di San Sisto. Storia di vincitori e vinti. Il paragone non è arbitrario poiché va subito detto che alle prime due spetta di diritto la maglia nera mentre alle seconde la piena promozione.
Andiamo per ordine. Alle Carletti, la cui portata del salutare fluido è di 4 litri al secondo, situate in prossimità del bivio per la strada Tuscanese, il degrado e la sporcizia regnano sovrani. ''Ci vengo quasi tutte le mattine – racconta Antonio Egidi – dopo aver fatto la mia solita corsa. Sarebbe un posto molto bello se fosse tenuto come si deve. Non ci sono bagni funzionanti, è frequentato da persone che sporcano. Vedo spesso comitive di stranieri che appena arrivati alle vasche osservano disgustati i bidoni di spazzatura pieni, i nugoli di mosche e vanno subito via, proprio l'altro giorno è successo con una comitiva di giapponesi. I bagni chimici ci sono: entrambi, però, sono fuori uso''. Fa eco ad Egidi il signor Vittorio P.: ''L’acqua è quasi sempre sporca, già dal primo mattino, l’erba non viene tagliata da tempo e i rifiuti non vengono tolti chissà da quanto. Abbiamo delle panche di travertino, utili certo, se non fosse per il materiale scelto che è stato divelto e spaccato a più riprese''.
Al Bulicame, situato a pochi metri dall’Orto botanico e dallo svincolo della superstrada esiste, almeno, una recinzione (che però in un tratto è stata abbattuta). Un volontario ingaggiato dal Comune presidia e cerca di tenere pulito. ''L’orario di apertura tutti i giorni è dalle 8 alle 19.30 – precisa Fortunato Taffuri – faccio quello che posso per tenere pulite le vasche. Almeno quella piccola. Ma la grande, al momento non in uso, andrebbe svuotata, ripulita dal fango e riempita. Andrebbe fatto regolarmente. come il taglio dell’erba. La ditta incaricata dal Comune però non la si vede spesso''. Giornata lavorativa, scarsa la presenza di appassionati di acque termali. Una coppia si gode l’unica piscina funzionante in assoluta tranquillità: ''Il posto è incantevole ma poco curato – dicono concordi Paola e Mario –, i bagni sono inutilizzabili e soprattutto la piscina più grande piena di melma e girini''.
Carletti e Bullicame, quindi, non raggiungono la sufficienza e sono bocciate dagli appassionati che continuano comunque a frequentarle. Sono aree termali con accesso libero, una risorsa ambientale e turistica che purtroppo viene sottovalutata.
Altro giro ed altra storia, invece, alle pozze del Bagnaccio ed alle Masse di San Sisto. Il primo sito si trova percorrendo la strada che porta a Marta (a sei km circa da Viterbo), ha una discreta segnaletica ed è dotato di una ampia area sosta per auto e caravan. Peccato per il chilometro di strada sterrata e un po’ disagevole che occorre percorrere per raggiungerlo. L’area che fino al 2013 versava nelle condizioni delle Carletti (se non addirittura peggio) è gestita da privati. Dopo tanto lavoro e buona volontà, oggi è tenuta in gestione temporanea da una associazione di promozione sociale che conta 2600 iscritti. L’ingresso è gratuito (oppure ad offerta libera giornaliera) per volontà del Comune (gestore dell’area mineraria), tuttavia ci si può associare pagando 40 euro l’anno per contribuire alle spese di pulizia, controllo e manutenzione. Il Bagnaccio ha una portata di 2 litri al secondo, dispone di un parco verde ben curato e pulito, di una postazione di accoglienza, diverse isole per la raccolta differenziata, e, soprattutto, di piscine pulitissime (ogni sera vengono svuotate e ripulite).
''Il parco si sviluppa su un’area di un ettaro circa, siamo aperti tutti i giorni della settimana dalle sette alle 24 – spiega il responsabile Stefano S. – e lavoriamo per mantenere questo splendido sito in condizioni e standard eccellenti. Chi non vuole contribuire è obbligato a firmare una liberatoria che ci solleva da ogni responsabilità in caso di infortunio. Gli associati, invece, sono coperti per ogni evenienza. Una tradizione viterbese, questa dei bagni nelle pozze che sempre più attira utenti provenienti da Umbria, Toscana e Alta Tuscia''. Insomma, quando privati ed associazioni intervengono si vede la differenza. Il Bagnaccio tirato a lucido, con il suo verde, i suoi gazebo, le aree ristoro, i bagni chimici immacolati e le piscine dall’acqua cristallina ed i sorrisi delle persone sono il suo miglior biglietto da visita. L’Associazione che lo gestiste ha un ottimo sito per chi volesse approfondire.
''Ci vengo da 40 anni quasi tutti i giorni dopo il lavoro – dice Fernanda G. – e non mi sembra vero di vedere questo posto così cambiato. E’ tutto perfetto. Gradirei, se posso dare un suggerimento, che ci fosse un po’ più di ombra o di aree coperte''.
Alle Masse di San Sisto sulla Cassia nord in direzione Vetralla, l’atmosfera non cambia. La gestione è assicurata da una associazione culturale (la proprietà dell’area è di Antiche Terme Romane), ci sono una grande area di sosta per auto e camper, tre piscine (con anche acqua fredda), la portata è di 4 litri al secondo. Si entra con tesseramento annuo di 25 euro. ben 9mila gli associati. Il sito si lascia ammirare per i suoi ruderi che rimandano all’antichissimo impianto termale romano (pare che tutta l’area sottostante sia archeologica e brulicante di ville romane), per il verde, le zone di relax, le docce (è obbligatorio farla prima di immergersi) e la squisita accoglienza dei gestori. ''Il nostro impianto si sviluppa su cinque ettari. Garantiamo l’ingresso a tutti – precisa Domenico M. uno dei responsabili –, ovviamente gli associati godono di tutti i servizi. Tutti gli altri (pochissimi in verità, ndr) possono solo attingere gratuitamente l’acqua sulfurea. Organizziamo eventi ed offriamo ai nostri soci tre cene all'anno con evento gratuito. Non dividiamo utili, diamo da vivere dignitosamente ad otto famiglie, paghiamo più di sessantamila euro l’anno di canone d’affitto e garantiamo accesso gratuito a portatori di handicap e giovani fino a diciotto anni di età''.
Qualche lamentela da parte dei gestori verso le politiche termali regionali e locali, infine, non manca. Gli utenti, tuttavia, sono numerosi e pienamente soddisfatti e non mancano di segnalare possibili migliorie: “L’impianto è in condizioni ottimali - testimonia Mario F. - pulito e confortevole, ben sorvegliato e dotato di tutti i servizi. Se dipendesse da me aggiungerei un turno di pulizia settimanale in più per garantire, visto il flusso elevato di persone, uno standard igienico eccellente''.