

La Borgogna è uno di quei territori in cui molti nomi risultano familiari ancora prima di arrivare: Digione, Beaune, Côte de Nuits, Côte de Beaune. Sono luoghi legati ad alcuni dei vini più celebri al mondo, ma percorrerli significa scoprire che dietro quelle denominazioni esistono borghi, filari, strade di campagna e città con una storia che va ben oltre la bottiglia.
Con la redazione, allora, siamo partiti per qualche giorno alla scoperta della regione scegliendo uno dei viaggi organizzati in Francia di Boscolo Viaggi. Una volta tornati, abbiamo deciso di raccogliere impressioni, tappe e luoghi che più ci sono rimasti impressi.
Ecco, quindi, il nostro diario lungo la strada dei vini di Borgogna, giorno per giorno, tra vigneti, piccoli centri e città che raccontano uno dei territori più conosciuti della Francia.

Il primo giorno è soprattutto strada. Si parte dall’Italia al mattino e si raggiunge Digione in serata, quando il viaggio vero e proprio deve ancora cominciare. È un ingresso quasi in punta di piedi nella Borgogna: il tempo di sistemarsi, cenare e realizzare che nei giorni successivi alcuni nomi letti tante volte sulle etichette diventeranno finalmente luoghi da attraversare.
Sul taccuino della redazione abbiamo scritto una cosa: per capire questa regione conviene dimenticare per un momento l’idea che ruoti soltanto intorno al vino.
La conferma arriva già la mattina seguente. A Montbard si visita l’Abbazia di Fontenay, tra chiostro, dormitorio dei monaci e sala capitolare. Poi si prosegue verso Vézelay e la basilica di Sainte-Marie-Madeleine, in cima al borgo.
È una giornata che ci è piaciuta proprio perché sposta subito il racconto altrove. Prima dei filari arrivano pietra, silenzio e architettura romanica. Vézelay, in particolare, invita a fermarsi qualche minuto in più. Bastano le strade in salita, le case e il panorama per dare al viaggio un ritmo diverso da quello dell’arrivo.
Il terzo giorno è quello che aspettavamo di più. Dopo la visita guidata di Digione, con il Palazzo dei Duchi, Notre-Dame e la Cattedrale di San Benigno, si lascia la città e si entra nella Route des Grands Crus.
Qui, la Borgogna delle etichette prende forma davanti agli occhi: vigneti, colline, borghi in pietra e cartelli con nomi che sembrano improvvisamente molto meno astratti.
Nel programma Boscolo sono previste anche la visita al Castello del Clos de Vougeot e una degustazione. La parte che ci ha colpito di più, però, è stata la strada stessa. Guardare i filari scorrere dal finestrino e avvicinarsi ai piccoli centri restituisce una scala che una carta dei vini non può dare. A fine giornata si arriva a Beaune. E sì: è uno di quei giorni in cui le foto sul telefono aumentano parecchio.
La mattina a Beaune comincia nel centro storico, tra cortili, palazzi e case a graticcio. L’Hôtel-Dieu, con il suo tetto di tegole policrome, è probabilmente l’immagine che resta più impressa. Anche qui il vino è presente, ma non occupa tutto lo spazio. Beaune restituisce soprattutto l’idea di una città vissuta, non di una semplice tappa enologica.
Nel pomeriggio si riparte per Cluny. Dai colori dell’Hôtel-Dieu si passa ai resti della grande abbazia benedettina: altro cambio di atmosfera, altra pagina del viaggio. Dopo qualche giorno, diventa evidente quanto la Borgogna riesca a passare dai vigneti al patrimonio religioso senza perdere coerenza.
Prima del rientro c’è ancora tempo per una passeggiata a Mâcon, sulle rive della Saona. Le facciate colorate e i tetti arrotondati danno alla città un tono diverso rispetto alle tappe precedenti.
Rileggendo gli appunti del tour con Boscolo Viaggi, ci siamo accorti che le note dedicate alle degustazioni sono meno di quanto avremmo immaginato alla partenza. Ci sono invece abbazie, tetti, borghi, strade, vigneti visti dal pullman e parecchi nomi che ora hanno finalmente un paesaggio intorno.
È questo il ricordo che ci siamo portati dalla Borgogna: tornare sapendo qualcosa in più dei suoi vini, ma soprattutto avendo scoperto tutto ciò che c’è attorno.