


VITERBO – Due territori lontani, uniti dalla stessa idea di viaggio. La Via Francigena e il Cammino di Bonaria da oggi camminano insieme. A Viterbo è stato sottoscritto il protocollo d'intesa tra il tratto viterbese della Via Francigena e il percorso sardo, primo passo verso un futuro gemellaggio tra i due cammini culturali.

Un accordo che mette in comunicazione Tuscia e Sardegna attraverso due itinerari differenti per storia e caratteristiche, ma accomunati dal pellegrinaggio, dal turismo lento e dalla volontà di trasformare i cammini in strumenti di promozione e sviluppo dei territori.
Per l'occasione era presente anche una rappresentanza della comunità sarda in Tuscia, insieme a numerosi amministratori provenienti dall'Isola.
Il primo passo verso il gemellaggio
A fare gli onori di casa Alessandra Croci, consigliera comunale delegata alla Via Francigena: “La firma di questo protocollo è il preludio al gemellaggio tra la Via di Bonaria e la Via Francigena. Oggi uniamo due cammini di pellegrinaggio e spero che questo possa portare a un'unione di risorse, contribuendo allo sviluppo economico e sociale sia del territorio sardo sia del nostro”.
Un primo passo che assume un significato particolare proprio perché compiuto a Viterbo: “Sono due sentieri unici, che si caratterizzano per aspetti diversi. Questo è il primo passo, e il primo passo del Cammino di Bonaria è qui a Viterbo”.
A rappresentare la Regione Sardegna Sebastian Cocco, che ha definito quanto sottoscritto a Viterbo un vero e proprio investimento: “Il cammino rappresenta l'elogio della lentezza. Facendo un cammino cambia la percezione del tempo, dello spazio”.
Un legame che passa anche attraverso il significato dei due percorsi: da una parte San Pellegrino, con il senso della missione e del viaggio; dall'altra Bonaria, invocata tradizionalmente per l'approdo in luoghi sicuri. Terra e mare che si incontrano quindi attraverso esperienze nate a secoli di distanza, ma accomunate dal viaggio e dal pellegrinaggio.
Cocco ha inoltre confermato la volontà della Regione Sardegna di continuare a sostenere non soltanto il dialogo tra i diversi cammini, ma anche iniziative capaci di incentivarne concretamente la percorrenza.
Il Cammino di Bonaria: “Allievi accolti nella casa del maestro”

Per il Cammino di Bonaria, però, il rapporto con la Via Francigena non nasce oggi.
A ricordarlo è stato Antonello Menne, presidente dell'associazione Cammino di Bonaria: “Quando abbiamo avviato il progetto cinque anni fa abbiamo siglato un documento nel quale scrivevamo di voler promuovere il Cammino di Bonaria ispirandoci alla Via Francigena. Oggi siamo soddisfatti, quasi come allievi accolti nella casa del maestro”.
L'obiettivo, fin dall'inizio, è stato quello di guardare alle grandi esperienze già esistenti, dalla Francigena al Cammino di Santiago, senza cercare di “inventare niente”, ma studiandone i modelli.
Da qui è nato un percorso di 353 chilometri attraverso 30 comuni della Sardegna, con la porta del cammino individuata a Olbia, rivolta idealmente verso l'Italia e l'Europa. Un itinerario religioso, ma non riservato esclusivamente ai credenti: “È aperto a chi non ha fede, a chi la sta cercando e a chi vuole mettersi in discussione”.
La firma di Viterbo rappresenta quindi per Menne “un incontro di volontà diverse”, con la Via Francigena nel ruolo di punto di riferimento: “I cammini rimangono luoghi di incontro e la Via Francigena, tra i tanti meriti, ha quello di aver avviato la costruzione del processo dell'Europa”.
Viterbo e la Sardegna unite dal turismo lento
Sul valore che l'accordo potrà assumere per i rispettivi territori si sono concentrati gli interventi delle istituzioni presenti.
La sindaca Chiara Frontini ha dato il benvenuto alla delegazione ricordando il ruolo assunto negli anni da Viterbo come crocevia dei pellegrini: “Investiamo su un turismo lento, che permette di apprezzare il posto che si sceglie di visitare. Credo che sia l'esperienza più bella di viaggio che si possa fare. Oggi è l'inizio di un viaggio comune”.
Un concetto condiviso anche dall'europarlamentare Antonella Sberna, dal consigliere regionale Daniele Sabatini e dal presidente della Provincia Alessandro Romoli, che nei rispettivi interventi hanno richiamato l'importanza di fare rete, promuovere congiuntamente i territori e valorizzare attraverso i cammini il patrimonio storico e culturale che lega comunità differenti.
Proprio Romoli ha sottolineato anche un elemento già presente sul territorio: la numerosa comunità sarda della Tuscia, la cui partecipazione alla giornata “suggella un'amicizia territoriale già presente”.
Presenti anche il consigliere regionale Giulio Zelli e i rappresentanti di numerosi comuni sardi. Tra questi la sindaca Paola Casula, che ha definito il protocollo “la firma di anime che scelgono di collaborare insieme”, vedendo nell'accordo un ponte tra la Sardegna, il continente e l'Europa e un'opportunità per far conoscere una realtà nata dal basso.
La Francigena, 3mila chilometri attraverso l'Europa

A dare la dimensione raggiunta negli anni dalla Via Francigena è stato infine Francesco Ferrari, presidente dell'Associazione Europea delle Vie Francigene.
Nata nel 2001 con 36 comuni, l'associazione conta oggi 288 soci in tutta Europa, lungo un itinerario che dal chilometro zero di Canterbury raggiunge Roma e prosegue fino a Santa Maria di Leuca, per un totale di circa 3mila chilometri.
Un percorso sempre più internazionale: “Lo scorso anno persone provenienti da 55 nazioni hanno camminato lungo la Via Francigena”, ha ricordato Ferrari, sottolineando le ricadute che questi flussi possono avere sui territori attraverso il turismo lento, religioso e l'economia generata lungo il percorso.
La firma di Viterbo diventa così il punto di partenza di un percorso comune: due cammini che mantengono la propria identità, ma scelgono di mettere insieme esperienze e risorse, trasformando la distanza tra Sardegna e Tuscia in un nuovo punto d'incontro.
