ANNO 16 n° 274
Via dei Magazzini
tra pericoli e degrado
In malora gli immobili, di proprietą pubblica, tra i quali palazzo Calabresi
20/09/2013 - 00:09

VITERBO – (b.m.) Se qualcuno di voi, guardando la fotogallery, pensasse che le immagini si riferiscano a qualche angolo della periferia cittadina abbandonato e cadente, sbaglierebbe. Lo scempio che vedete si trova nel centro storico, che più centro e più storico non si può: via dei Magazzini, il vicolo in cui si accede da via Roma. Proprio dietro il palazzo comunale e la sede centrale delle poste. Tetti pericolanti, selciato sconnesso e a tratti divelto, erbacce sui muri, grovigli di fili, scritte sulle facciate, finestre murate, cabine elettriche aperte e senza alcuna protezione, condizionatori d’aria che deturpano la parte posteriore del palazzo del Podestà, l’ala rinascimentale del municipio. L’aspetto più sconcertante della faccenda è che gran parte degli immobili di via dei Magazzini sono pubblici. In fondo al vicolo, infatti, sorge palazzo Calabresi che ha un altro ingresso nell’omonima via, uno dei più sontuosi del capoluogo. Per rendere l’idea dell’importanza dell’immobile, costituito da 25 vani più un androne monumentale, basti ricordare che è appartenuto alla famiglia, i Calabresi appunto, che volle l’Ospedale Grande degli Infermi, attiguo al palazzo dei Papi, anch’esso in totale stato di abbandono. L’antico e prestigioso edificio è dapprima finito nel patrimonio comunale e, successivamente, in quello della Asl. Nel 2002, quando sul trono della Regione Lazio sedeva Francesco Storace, come tutti gli altri beni dell’azienda sanitaria fu “espropriato” ai viterbesi e, con una serie di passaggi successivi, è finito sotto la gestione, si fa per dire, della stessa Regione.

Nel 1989, l’amministrazione comunale, sindaco Giuseppe Fioroni, ottenne un finanziamento di oltre 100 milioni di lire per rifare il tetto. Per un paio d’anni si discettò su varie ipotesi d’utilizzo del palazzo: uffici comunali, biblioteca e altro ancora. Ma subito dopo tutte le idee e con esse l’immobile, finirono nello sterminato dimenticatoio cittadino. Vieppiù, proprio in quegli anni, per impedire l’accesso ai locali, le due porte secondarie, a destra e a sinistra del portone centrale, furono murate. “Il tempo necessario a completare il recupero e a trovare una destinazione al palazzo”, spiegarono dal Comune. Un quarto di secolo dopo sono ancora murate. E anche il tetto, costato oltre 100 milioni di vecchie lire, comincia a dare segni di cedimento. Di proprietà pubblica sono anche altri due immobili, forse ancora più degradati, di via dei Magazzini. L’intero vicolo è praticamente deserto. Stando ai dati dell’anagrafe un solo palazzetto è parzialmente abitato.

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