ANNO 16 n° 272
Vessata, umiliata e perseguitata, il datore di lavoro costretto a risarcirla
02/07/2018 - 06:59

VITERBO - Vessata, umiliata e perseguitata dal proprio datore di lavoro, tanto da finire in depressione. In uno stato di ansia e stress cronico che l’avrebbero costretta non solo a denunciare il titolare di una nota società di commercialisti di cui la donna era dipendente, ma anche ad abbandonare il posto di lavoro.

Un caso di mobbing. Non certo il primo, ma uno dei pochi denunciati nella Tuscia.

E oggi, per quelle ''condotte dotate di un indubbio carattere di ambiguità e pressione verso la dipendente'', come si legge nella sentenza a suo carico, il datore di lavoro è stato condannato: dovrà versare alla donna oltre 5 mila euro a titolo di risarcimento danni.

Secondo le dichiarazioni di quest’ultima, nel corso dei mesi all’interno della società, sarebbe stata vittima di sistematici insulti e prepotenze, sarebbe stata costretta a effettuare lavoro straordinario ben oltre la timbratura dell’uscita serale e si sarebbe vista progressivamente ridurre l’orario part time. Il tutto in un clima di ostilità e isolamento creato ad hoc da parte delle altre colleghe.

''Sei stupida, non capisci poi molto. Che posso farci con te che sei solo una stronza..'' questo il tenore degli insulti che quotidianamente la donna avrebbe dovuto subire.

Ma non solo. Come se non bastasse, al demansionamento professionale si sarebbero aggiunti anche apprezzamenti a sfondo sessuale e reiterate richieste di incontri al di fuori dell’ufficio.

''Forme di prevaricazione e di persecuzione psicologica – scrive il giudice per il lavoro Mauro Ianigro – tali da indure la mortificazione morale e l’emarginazione del dipendente, la paura, l’ansia e la depressione che hanno creato e continuano a creare danni alla donna''.

Da qui la condanna: 5274 euro a titolo di risarcimento danni.






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