ANNO 16 n° 273
Venti testi ascoltati, in difficoltà la difesa di Cuneo
Hanno sostenuto la tesi dell’accusa nei confronti dell’ex com.te Stazione di Tuscania
20/04/2021 - 12:54

di Stefano Marini Balestra 

VITERBO - E’ il risultato dell’udienza straordinaria di ieri davanti al Collegio presieduto dalla dr.ssa Mattei (a latere giudici Massini ed Autizi), quando venti testi ascoltati hanno sostenuto la tesi dell’accusa nei confronti dell’ex com.te Stazione Carabinieri di Tuscania Massimo Cuneo imputato di peculato, abuso d’ufficio e rilevazione segreti d’ufficio, truffa e falso.

Massimo Cuneo, capitano dell’Arma dei Carabinieri venne arrestato nel marzo 2015 a seguito di indagini che avevano dimostrato come costui, forte della sua carica di com.te di Stazione, utilizzasse i suoi “poteri” in maniera distorta. Con lui è finita alla sbarra l’imprenditrice Marinella Menichetti che esegui lavori di ristrutturazione della caserma di Tuscania, nel corso dei quali emersero irregolarità tecniche e contabili nei confronti del Comune proprietario dell’immobile.

Ma l’accusa più “interessante” è quella di rivelazione atti di ufficio che il Cuneo avrebbe perpetrato allorchè gli pervenne da parte della Procura di Viterbo un ordine di perquisizione nei confronti di una donna consorte di un candidato nella lista dell’aspirante Sindaco Bartolacci, ordine, però eseguito in modo addomesticato perché dell’imminente irruzione dei militari era stata avvisata l’indagata. I militari operanti, infatti trovarono la donna intenta ad inviare un SMS al nipote per invitarlo a mentire.

Secondo l’accusa della Procura di Viterbo, rappresentata in aula dalla Dr.ssa Paola Conti, il com.te Cuneo, avendo accesso a tutti gli uffici del comando, aveva fatto sparire il fax che ordinava la perquisizione dando così tempo di poter avvisare l’indagata.

Un altro teste, l’ingegnere del Comune, ha riferito che, su “ordine” del sindaco, ebbe sottoscrivere a malavoglia una determina che disponeva i pagamenti alla ditta che svolgeva i lavori di manutenzione della caserma anche per i lavori di tinteggiatura dell’alloggio del comandante, la cui spesa, invece, doveva far carico al locatore, cioè al ministero e non al comune.

Alla prossima udienza sfileranno altri testi.






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