


TARQUINIA - Palazzo Vipereschi gremito, sabato 17 ottobre, per la conferenza Venti “cold cases” di migliaia di anni fa. Identità, violenza e inumazioni atipiche dell’area sacra del ‘complesso monumentale’ della Civita di Tarquinia. L’iniziativa, promossa dall’Università Agraria di Tarquinia, ha portato al centro dell’attenzione del pubblico le ricerche archeologiche e scientifiche condotte dall’Università degli Studi di Milano, offrendo un’occasione per conoscere da vicino nuove prospettive sulla storia della città antica. In oltre quarant’anni di ricerche e scavi alla Civita, l’Università degli Studi di Milano ha individuato venti individui sepolti nell’area sacra del ‘complesso monumentale’. A illustrare gli studi in corso è stata la professoressa Matilde Marzullo, docente di Etruscologia all’Università degli Studi di Milano e responsabile degli scavi nell’area. Le indagini si inseriscono nel progetto interdisciplinare Science@Tarquinia, che coinvolge specialisti di undici università ed enti di ricerca, sotto il coordinamento delle Università di Milano e Cambridge.
I dati stratigrafici e archeologici sono integrati con datazioni al radiocarbonio, analisi multi-isotopiche e studi sul DNA antico, insieme ai risultati delle indagini archeobotaniche, archeozoologiche e geoarcheologiche. Un approccio che permette di ricostruire aspetti della vita delle persone sepolte, dall’alimentazione alla mobilità, dalle ascendenze genetiche alle condizioni di salute. «Si tratta di sepolture fuori dall’ordinario, collocate nell’area sacra del ‘complesso monumentale’ e realizzate con modalità diverse da quelle documentate nelle necropoli contemporanee», ha spiegato Marzullo, che dirige le attività di scavo nell’area. Le venti deposizioni testimoniano una tradizione protrattasi per almeno quattrocento anni, in una fase cruciale per la nascita e la formazione della grande metropoli dell’Etruria meridionale.

TARQUINIA, CITTÀ MELTING POT DELL’ANTICHITÀ: COSA RACCONTANO I DEFUNTI DELLA CIVITA
La ricerca interdisciplinare si è concentrata inizialmente su sei individui, i cui dettagli sono stati pubblicati nel 2024 sulla rivista Nature Scientific Reports. Le analisi restituiscono storie molto diverse. Tra i casi studiati figura quello di una donna con caratteristiche genetiche riconducibili all’area scandinava, morta a un’età stimata tra i 55 e i 75 anni. I dati indicano che aveva trascorso l’infanzia fuori dal territorio di Tarquinia e che la sua alimentazione comprendeva risorse di origine marina e terrestre. Anche per altri individui emergono abitudini alimentari differenti e indizi di una possibile provenienza non locale. Ossa e denti conservano inoltre tracce delle condizioni di vita: segni di intensa attività fisica e problemi di salute, in alcuni casi riconducibili già all’infanzia. Le analisi condotte da Cristina Cattaneo e dal Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano hanno documentato anche lesioni compatibili con episodi di violenza. In un uomo, un trauma all’avambraccio potrebbe essere legato al tentativo di proteggersi dai colpi; in una donna, lesioni in diverse parti del corpo suggeriscono possibili aggressioni ripetute. I resti testimoniano inoltre un intenso impegno fisico anche da parte delle donne. Chi erano queste persone e perché furono sepolte nel cuore della città etrusca, in un’area sacra e secondo pratiche diverse da quelle normalmente riservate ai defunti dell’epoca? Sono alcune delle domande al centro della ricerca, che mette in relazione le biografie individuali, le pratiche rituali e i processi di formazione della comunità.

L’UNIVERSITÀ AGRARIA DI TARQUINIA PER LA RICERCA ARCHEOLOGICA: UNA PARTECIPAZIONE OLTRE LE ASPETTATIVE
La partecipazione alla conferenza ha superato le aspettative degli organizzatori, rendendo necessario ampliare i posti disponibili oltre la sala inizialmente destinata all’incontro. Un riscontro significativo per l’Università Agraria di Tarquinia, che con questa iniziativa ha voluto favorire la conoscenza delle ricerche in corso alla Civita e rafforzare il dialogo tra attività scientifica, territorio e comunità. «Siamo molto soddisfatti dell’ottima riuscita dell’evento – dichiarano il presidente dell’Università Agraria, Alberto Riglietti, e l’assessore delegata alle aree archeologiche, Claudia Rossi –. Ringraziamo l’Università degli Studi di Milano, in particolare le professoresse Giovanna Bagnasco Gianni e Matilde Marzullo e gli studenti impegnati nelle attività di scavo alla Civita. Iniziative come questa permettono di condividere con la cittadinanza i risultati di un lavoro di ricerca importante per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio storico e archeologico di Tarquinia». La conferenza si inserisce nel più ampio rapporto tra l’Università Agraria e le attività di ricerca condotte sul territorio, in cui la collaborazione tra enti locali e istituzioni scientifiche contribuisce a rendere accessibili alla comunità i risultati delle indagini e a mantenere viva l’attenzione sul patrimonio della Civita.

IL TEAM DI RICERCA AL ‘COMPLESSO MONUMENTALE’ DELLA CIVITA DI TARQUINIA
Le ricerche archeologiche al ‘complesso monumentale’ si svolgono nell’ambito del Centro di Ricerca Coordinata Progetto Tarquinia, avviato nel 1982 da Maria Bonghi Jovino e diretto dal 2004 da Giovanna Bagnasco Gianni. Il Centro coinvolge sei dipartimenti dell’Università degli Studi di Milano, il Politecnico di Milano e università straniere, integrando competenze archeologiche, antropologiche, chimiche, informatiche e delle scienze della Terra. In questo quadro si inserisce Science@Tarquinia, avviato nel 2019 e coordinato dalle Università di Milano e Cambridge, che approfondisce la vita quotidiana, l’uso del territorio e l’ecologia della città antica. Le campagne di scavo sono condotte in concessione dal Ministero della Cultura e si svolgono sotto l’egida della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria Meridionale.
