

Quartieri dell’Arte è pronto per un sabato sera (Giardini di Ararat ore 21) emozionante. In scena ‘Il vettore forza e il vettore spostamento’, un testo di Vincenzo Latronico per le regia di Sante Paolacci. Latronico, nonostante la giovane età, è un autore Bompiani molto noto. Sante Paolacci è tra l’altro di Viterbo, precisamente vive a Vetralla. Attualmente è attore della Compagnia del Teatro Eliseo ne “Le Allegre Comari di Windsor” con Leo Gullotta. Oltre alle partecipazioni nelle fiction tv si prova nella conduzione radiofonica con il programma culturale “Funamboli” di Radio Verde. In questo spettacolo c’è la mano di altri tre viterbesi. In primis Emanuela Moroni, nel ruolo di aiuto regista. Margherita Gullì e Marco Pagliaccia hanno invece curato i disegni di scena. Le musiche sono della band ‘Camillocromo’.
‘Il vettore forza e il vettore spostamento’ è una metafora dal sapore scientifico che incuriosisce e disorienta allo stesso tempo. Disorienta come l'apparenza oggettiva e asettica di un sistema, o meglio del “sistema”, come piace a noi chiamare la nostra attualità in declino. Perché proprio tale metafora?Perché in fisica - come solo chi ben istruito può sapere - il prodotto delle suddette grandezze dà il lavoro. E dunque l'autore, rifacendosi a una modalità comunicativa a doppio taglio, attribuisce un titolo così splendidamente in accordo col nostro sistema: pretesa di scientificità e oscurità comunicativa...Non solo. Nel testo si accenna alla fisica sociale: una teoria figlia dell'atmosfera piena di fiducia e ottimismo che fu il Positivismo, ma che produce ancora numerose aberrazioni. Il risvolto della medaglia, si potrebbe chiamare molto semplicemente. L'altra faccia della tanto osannata razionalità. Di qui, anche la società diventa oggetto della scienza esatta… come la natura. Leggi, metodi, fenomeni... ma l'aspetto umano? Non si vede, quindi non è un fenomeno, che, come dice la parola, è ciò che si vede...l'umano, di contro, è quanto di più indescrivibile e inconoscibile, se non tramite l'aspetto intuitivo della ragione. Che paura l'intuizione e tutto il polpettone di cose che la scienza rifiuta in quanto non si vedono. Ma ci sono. E la fisica sociale le nega. A esempio, un concetto così semplice quale la selezione naturale, trasferito nell'ambito della società fa scaturire le aberrazioni di cui si parlava. Chi non ce la fa...va bene così. C'è un motivo razionale, quindi accettabile, quindi vero, quindi giusto.
‘Il vettore forza e il vettore spostamento’ non è un testo prettamente teatrale, di certo. Ma ben congegnato affinché ne emerga dalla sua struttura il contenuto. Sussiste artisticamente. Non è una critica esplicita come lo sarebbe un comizio o una predica... Ma il significato trapela da un gioco di richiami interni e di relazioni. Una doppia storia, l'una metafora dell'altra: una logica, l'altra illogica, ma che, per contiguità strutturale all'interno del testo, collimano sino ad assimilarsi l'una all'altra... Così funziona: una dice l'altra per somiglianza strutturale. Cioè le parti di una sono in relazione tra di loro, come lo sono le parti dell'altra tra di loro. Per riutilizzare il tanto amato linguaggio scientifico, c'è una corrispondenza biunivoca tra gli elementi del dominio e quelli del codominio. Purtroppo l'arte non ha di questi mezzi per fare capire le cose. Non è lucida e sintetica come la scienza. Quella tradizionale e accademica. Ma va oltre. E tramite accostamenti e corrispondenze, qualsiasi cosa si dica e qualsiasi linguaggio si usi, riesce a parlare. Perché ciò che conta è proprio la sua “costruzione. E qui Latronico eccelle nell'accostamento del dominio e del codominio: la storia più normale, trita e quotidiana, corrisponde all'assurdo. Ergo, ciò che percepiamo come normale -in questo caso il “sistema”- non lo è affatto.