

(Un'opera di Bonaria Manca)
TUSCANIA - Dibattiti e proiezioni per salvare l'arte di Bonaria Manca e la sua ''Casa dei simboli'' alle porte di Viterbo. L'iniziativa, in occasione delle Giornate europee del patrimonio, é stata organizzata dall'associazione intitolata alla pastora-pittrice 90enne, originaria di Orune (Nuoro) ed emigrata nel '48 con la sua famiglia nella in provincia di Viterbo, e dal Comune di Tuscania.
Lo scopo dell'evento é di portare all'attenzione il tema della tutela della sua casa dipinta e dei suoi lavori che rischiano di deteriorarsi. Affreschi, tessuti ricamati, arazzi, mosaici in pietra e un numero imponente di opere su tela, legno nonché pareti trasformate in supporti per dar sfogo al suo estro. Ma anche canti racconti e poesie.
''Siamo a buon punto - sottolinea la nipote Paola Manca - serve solo un piccolo passaggio burocratico perché sia definitivo il vincolo della Sovrintendenza e la sua casa sia dichiarata 'Studio di artista'. Vorremmo trasformarla in Casa Museo''.
Sui dipinti di questa artista presenti in collezioni di spicco, italiane e straniere, ha gettato da tempo lo sguardo Vittorio Sgarbi. Le ha assegnato un ruolo centrale nella mostra da lui curata ''I pittori dal cuore sacro - da Ivan Rabuzin a Bonaria Manca: 25 artisti da Italia e altri paesi, 75 opere''. L'esposizione é allestita fino al 31 dicembre nella chiesa monumentale di San Francesco a Gualdo Tadino, in provincia di Perugia.
La pittrice sarda é presente con dieci lavori. Dal suo primo, ''Il giorno della resurrezione'', 1981, all'ultimo, 2012, dedicato a Eleonora d'Arborea. Una selezione che abbraccia 40 anni dedicati all'arte.
Una rappresentanza dei tre filoni principali dell'opera dell'artista scoperta a fine anni '80 dal cineasta e collezionista francese Jean-Marie Drot, allora direttore di Villa Medici, l'Accademia di Francia a Roma. Quello religioso, il rapporto con la natura, la Sardegna e le sue origini e il mondo etrusco e i suoi archetipi.
La Sardegna l'ha lasciata nel 1948 per emigrare, lei dodicesima figlia di una famiglia di pastori, a Tuscania. Pastora di pecore, ricamatrice, cantora, tessitrice, pittrice. ''Il suo nome - scrive Sgarbi - sarà presto ricordato a fianco a quello di Antonio Ligabue e di Pietro Ghizzardi, per una originalità che non può essere ricondotta a un genere, nel potente individualismo che manifesta con un'integra coscienza di ciò che ha vissuto e di ciò che ha visto''.