

Un lungo, lunghissimo silenzio, perché non ci sono parole per spiegare tre vite spezzate così all'improvviso, in un momento di follia. Acquapendente ha voluto salutare in questo modo il piccolo Francesco, Tamara ed Imo: senza urla, senza fragori, ma con la compostezza e la sobrietà di un dolore che ha colpito nel profondo un intero paese, che ora si stringe attorno a due famiglie colpite da una tragedia immane che ancora cerca di trovare il suo senso.
Dopo il viaggio sotto una pioggia battente, le tre bare sono state disposte all'interno della basilica del Santo Sepolcro, l'una accanto all'altra, con Francesco stretto nell'abbraccio ideale dei suoi genitori, mentre le navate della chiesa erano colme di amici e parenti che non hanno voluto mancare l'occasione per dare l'ultimo saluto ai loro compagni di vita.
'In questi giorni quante volte ho sentito le parole 'ma perchè?' - ha commentato il parroco durante l' omelia - . Non c'è risposta. Non ci sono scienziati che tengano. Solo Dio sa il mistero della nostra vita, ci vuole dare il coraggio per continuare a vivere nell'amore e nella fratellanza. Facciamo un attimo di silenzio per entrare in contatto con Dio, affinché ci faccia superare questi momenti e ci faccia guardare oltre. Perché Dio ci ha detto da dove veniamo, cosa stiamo facendo e dove andiamo: questo è il senso della vita'.
Ed ecco allora cinque minuti di silenzio in cui pensare e pregare, cercando di entrare all'interno 'di questo mistero': così, senza tante parole, perché non servono.
Con riguardo e rispetto, in un cordoglio unanime, il serpentone di amici e conoscenti si è avvicinato alle tre bare per dare loro l'addio, poi da lì è iniziato il viaggio separato dei feretri. Imo è stato portato nel cimitero di Acquapendente, mentre Tamara ed il piccolo Francesco hanno proseguito il loro cammino verso San Lorenzo Nuovo, dove ad attenderli c'erà un'altra folla composta, pronta a dargli il proprio saluto.
Così, senza tante parole, perché non servono.