


TARQUINIA - ''Il vero limite di qualsiasi esperienza creativa, in musica come in architettura, è il non avere dei limiti''.
Con questa affermazione, Traversi descrive come spesso da ogni difficoltà può nascere una opportunità, come professava Galileo Galilei. Così, ogni architetto sa che non si può progettare il futuro senza conoscere il passato come del resto sa che per “disegnare” il futuro occorre una forte capacità di astrarre la realtà.
Il nuovo Teatro Comunale di Tarquinia (VT), nella Tuscia litoranea, ne è uno straordinario esempio soprattutto per quel che concerne l’aspetto dello studio acustico-architettonico e scenotecnico. Trattandosi infatti di una ex chiesa il progettista Francesco Traversi, musicista e architetto toscano, esperto di acustica, si è trovato ad aver a che fare non solo con un oggetto architettonico dal ricco passato ma anche con un clima acustico decisamente critico in relazione soprattutto alla futura destinazione di ambiente polifunzionale così come indicato dall’Amministrazione comunale. Ciò premesso, il progetto si è mosso nella ricerca di un difficile equilibrio tra inserimento estetico e funzionalità tecnica.
Ubicata a nord del Lazio, tra Roma e Grosseto, Tarquinia non solo fu uno dei più antichi e importanti insediamenti etruschi ma visse un intenso Medioevo a tal punto da essere considerata oggi una delle più ambite mete turistiche sotto il profilo storico e artistico. Oltre a ciò, grazie all’inserimento in un paesaggio incontaminato, al suo clima mite, alla sua posizione panoramica con vista mare, al suo inconfondibile sky-line , Tarquinia dal 2011 è stata inserita tra le città “patrimonio dell’umanità” dall’Unesco.
Il progetto nasce dall'esigenza dell’Amministrazione comunale di dotarsi non solo di un Teatro (adesso intitolato a Rossella Falk) ma di un vero contenitore polifunzionale capace di ospitare i più disparati eventi culturali. L’intervento acustico-architettonico, nonché scenotecnico, si è mosso nella duplice direzione della ricerca di un adeguato comfort acustico e nella realizzazione del minor impatto possibile, sia a livello estetico che statico, sull’organismo preesistente, cercando di salvaguardare, quanto più possibile, gli elementi tipologico formali propri dell’organismo architettonico.
Innanzitutto la realizzazione della platea con foyer sottostante nella parte di edificio immediatamente prospiciente l’ingresso principale da Piazza Cavour e la sopraelevazione del palcoscenico su struttura metallica a traliccio e piedini gommati antivibranti hanno garantito un immediata diminuzione del volume generale del contenitore.
''Il progetto acustico della sala viste le (s)proporzioni soprattutto in altezza e la presenza della grande volta a botte - dice Traversi - è risultato subito molto difficile, soprattutto nell’ottica di riuscire a preservare gli elementi tipologico-formali della ex-chiesa in virtù del noto assunto vitruviano del VENUSTAS, UTILITAS ET FIRMITAS''.
