

VITERBO – Suicidio. È questa la parola che si lega tristemente alla Tuscia in questo inizio di 2018. In meno di 31 giorni nel Viterbese, sette persone, hanno deciso di compiere l’estremo gesto togliendosi la vita. Una scia di morte inaspettata e improvvisa che ha sconvolto gli animi di tutta la provincia.
Un tragico bilancio che da una parte è testimone di gravi malesseri personali e dall’altra, forse, anche di una società guasta che non riesce a capire o gestire l’insofferenza, le difficoltà e i problemi di chi decide di uccidersi, di chi trova più coraggio a compiere l’estremo gesto piuttosto che combattere per la propria felicità.
E questo gennaio macabro per la Tuscia non ha risparmiato nemmeno i giovani come il 27enne che si è tolto la vita impiccandosi in una casa abbandonata a Montefiascone, dopo essersi allontanato dai suoi familiari nella notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio. In quelle stesse ore a Viterbo Nicola Zanobi, di 40 anni, nella privacy della sua abitazione si è sparato un colpo alla testa. Solo qualche giorno prima, il 30 gennaio, un’ex guardia forestale di 54 anni ha detto addio alla vita impiccandosi all’interno della sua casa a Cura di Vetralla.
Sembrava essere scampato alla morte dopo aver tentato il suicidio incendiando il gas fuoriuscito da una bombola lo scorso 18 gennaio a Grotte di Castro. Ma l’uomo, un 76enne del posto, è deceduto una settimana più tardi a causa delle gravi ustioni riportate a seguito del suo gesto, frutto della precisa volontà di togliersi la vita.
Triste giorno per la Tuscia anche lo scorso lunedì 8 gennaio quando un carabiniere di 50 anni si è esploso un colpo di pistola in testa nelle isolate campagne di Tuscania e, nelle stesse ore, un 72enne è stato ritrovato senza vita a Viterbo soffocato da un sacchetto di plastica che aveva stretto intorno alla sua testa.