ANNO 16 n° 272
Un futuro per quei bambini trattati come spazzatura
Continua nel nome di Maria Chiara Segato l'impegno dell'associazione Arnies. Un libro per raccogliere fondi
29/12/2019 - 03:37

di Simone Lupino

VITERBO - ''A Kinshasa, in Congo, questi bambini li chiamano spazzatura – racconta Paolo Segato -. E' un fenomeno mostruoso: quando la madre muore e il padre si risposa, vengono buttati in mezzo alla strada. Parliamo di 60-70mla bambini abbandonati dalle proprie famiglie. Ma oggi uno di loro sta prendendo il dottorato in medicina e un altro studia ingegneria elettronica. Lì, dalla struttura che a rotazione ne accoglie una ventina, grazie al progetto 'Maison de la vie', sono usciti falegnami, meccanici, muratori. Bambini prima, ragazzi poi, che hanno lasciato la strada e stanno diventando uomini. C’è chi si sta sposando e ha avuto a sua volta dei figli. Questi erano i bambini che Chiara voleva andare a trovare: papà – mi sussurrò una sera all'orecchio - io quest’estate vado a trovare i miei bambini, mi sono messa già d’accordo con padre Celestino. Quella era una delle varie attività che seguivamo come associazione. Quattro giorno dopo però Chiara ci ha lasciati. Allora, ci siamo andati noi in Congo, a Kinshasa. Anno dopo anno, con tanti amici ogni volta ad accompagnarci e a portare aiuti per i bambini di Chiara''.

Chiara è Maria Chiara Segato, una ragazza come tante altre eppure speciale. Viveva a Corchiano ed era impegnata nel volontariato, nell’accoglienza e nella cooperazione. E’ morta a 27 anni in un incidente stradale. Era il 2009. Mancavano pochi giorni a Natale. Oggi, dieci anni dopo, la sua vita è raccontata in un libro. Si intitola ''La ragazza che amava i girasoli. Negli orizzonti di Maria Chiara Segato'' (bookEco). E’ stato scritto da don Angelo Bissoni, che di Chiara è stato padre spirituale, e dalla madre, Geltrude Profili. Una raccolta di pensieri e testimonianze. Il ricavato delle vendite servirà a sostenere le attività dell'associazione Arnies, di cui Chiara è stata fondatrice e presidente. E quindi ad aiutare i bambini della ''Maison de la vie''. La presentazione del libro si è svolta venerdì sera al teatro della Parrocchia San Leonardo Murialdo. In sala amici e parenti di Chiara, ma anche persone interessate a saperne di più.

Il libro dedicato a Chiara Segato – si legge nella premessa - ''è un puzzle che parte dal momento in cui familiari e amici le danno l’ultimo addio con la consapevolezza di un nuovo inizio oltre la vita terrena. Un percorso che si snoda incasellando momenti, respiri, passioni, prese di consapevolezza''. Tanto materiale è autobiografico. La giovane amava scrivere: su fogli di carta, come si faceva una volta, o, come si fa oggi, su ''fogli elettronici''. Testi che sono stati rimessi insieme e che sono diventati un testamento spirituale: ''un dono'', è stato detto nel corso della serata. Il rapporto con i genitori, la famiglia, la fede, l’impegno sociale, la comunità di Corchiano, l’amore.

Pensare globale, agire locale: queste le parole che sono risuonate più volte nel teatro parrocchiale per descrivere l’impegno di Chiara. ''I tanti ragazzi che oggi scendono in piazza in tutto il mondo stanno affermando gli stessi principi che Chiara insieme ad altri aveva iniziato a praticare. Agire pensando che ogni nostro gesto ha un riflesso nell’angolo più remoto di questa Terra'', ha spiegato Bengasi Battisti, che con Chiara ha avuto modo di collaborare sia negli anni in cui ha svolto la funzione di sindaco di Corchiano – Chiara era coinvolta nel progetto divenuto modello della raccolta differenziata - sia come medico: la giovane ha aiutato ad accogliere in paese tanti bambini africani con patologie importanti che venivano e tutt’ora vengono portati in Italia per essere operati e poi riportati in patria.

Battisti ha sottolineato che anche con pochi soldi si possono aiutare tanti bambini che oggi a Kinshasa vivono in strada: ''In ognuno di loro c’è la terribile storia di una umanità incapace di vedere la sofferenza degli altri e che davanti a questa agisce con rabbia, invece di aprirsi, anche solo per comprendere''.

Toccanti, infine, le parole della madre di Chiara, Geltrude. Un breve discorso in cui può ritrovarsi chi ha subito la perdita di una persona cara o che può essere di aiuto per affrontare quel dolore: ''Dopo la morte di mia figlia a lungo ho cercato qualcosa che mi dicesse: vai, vai, torna di nuovo in mezzo a tutti, con il cuore aperto, con la fiducia. Un giorno allora stavo giocando con mio nipote Samuele, aveva un anno e mezzo. Stava facendo una torre alta con le costruzioni, e questa torre poi è caduta. Lì per lì lui si è messo a piangere. Poi però si è tirato su e con un sorriso enorme ha detto: va bene nonna, non ti preoccupare, adesso tutti i pezzi riandranno a posto. Ci proviamo insieme. Come quella torre io non mi sentivo più tutta intera, ma divisa. In quel momento però, davanti a quello sguardo così luminoso, così sicuro che tutti i pezzi si sarebbero messi a posto, dissi che anche io sarei riuscita a mettere insieme tutti i miei pezzi. E quei pezzi piano piano si sono riavvicinati. Il mio cuore non era più lontano, da un’altra parte. E per me è stato come ricominciare nelle cose''.






Facebook Twitter Rss