

Riceviamo e pubblichiamo da un lettore
VITERBO - Gentile direttore, vorrei fare alcune precisazioni in merito alla risposta della Asl riguardo la mia segnalazione sui tempi di attesa biblici per fare una tac a Viterbo.
Primo, sono a conoscenza dei nuovi protocolli che prevedono che il medico nella richiesta indichi il grado di priorità degli esami. Io stesso nella prima visita sono stato trattato come un caso urgente, così come è stato indicato dalla prescrizione medica.
Secondo, sono stato e resto sconcertato dal successivo appuntamento per fare l'esame: non essendoci alcuna indicazione sulla prescrizione, la visita è stata fissata a novembre 2019. Un anno di attesa. D'accordo che non c'era emergenza, ma un anno è veramente troppo. Se avessi voluto fare il furbo avrei potuto sollecitare il medico per un'urgenza che in realtà non c'era... ma sono stato corretto.
Come avevo già scritto in precedenza, per accelerare i tempi mi sono dovuto recare a Terontola, in provincia di Arezzo, dove nell'arco di un paio di giorni dalla prenotazione sono stato visitato e dove ho incontrato altri tre viterbesi che come me sono stati costretti a curarsi fuori regione. Quello che mi domando è questo: perché i cittadini del Lazio devono macinare chilometri per vedere riconosciuto il loro diritto alla salute?