

di Monica Di Lecce
VITERBO - L'anno che sta per chiudersi porta dietro di sé importanti inchieste giudiziarie e fatti di cronaca che hanno portato, suo malgrado, la città di Viterbo e la Tuscia agli onori della cronaca nazionale: dalla mafia allo stupro di gruppo, passando per il delitto di Maria Sestina Arcuri, gli arresti per caporalato e per molestie su ragazzine. Ma andiamo per ordine:

La mattina del 25 gennaio i carabinieri smantellano un'organizzazione criminale calabro-albanese di stampo mafioso. Ai vertici Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato. Tredici gli arrestati. Una quarantina, tra imprenditori, professionisti e semplici cittadini, le vittime di estorsioni e intimidazioni che per due anni sarebbero state messe spalle al muro dall'organizzazione.

Ma Viterbo ha gli anticorpi, non ci sta e scende in piazza per condannare e respingere ogni ipotesi di infiltrazione criminale. Organizzata dai sindacati si tiene una fiaccolata che richiama politici, istituzioni, associazioni e semplici cittadini. A dicembre, quando inizierà il processo, il Comune si costituisce parte civile. Nel frattempo tra gli indagati qualcuno inizia a collaborare con la giustizia.

A febbraio l'attenzione si sposta a Ronciglione. Nella notte tra il 3 e il 4 febbraio Maria Sestina Arcuri, una ragazza di 29 anni, cade dalle scale di un'abitazione al culmine di un litigio con il fidanzato Andrea Landolfi Cudia. Qualche giorno dopo morirà in ospedale per le conseguenze di quella caduta. La famiglia della ragazza accusa il giovane di averla spinta ma lui si difende sostenendo la tesi della caduta accidentale. Per mesi vanno avanti le analisi dei periti di parte e della Procura. All'esito degli esami, la procura di Viterbo chiede l'arresto del ragazzo. Arresto che in un primo momento è rigettato dal gip ma poi viene concesso in appello. In estate Landolfi Cudia viene arrestato per l'omicidio della fidanzata. A dicembre il processo appena aperto viene subito rinviato a gennaio.

Ad aprile a Viterbo due ragazzi 20enni, Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci, entrambi ex militanti di Casapound violentano per ore una 36enne nel pub Old Manners e filmano la violenza. Il giorno seguente la donna si riprende e denuncia lo stupro. Nei cellulari degli indagati vengono trovate le immagini. Il giudice per le indagini preliminari nel provvedimento con cui confermava il carcere parla di video ''con scene raccapriccianti''. I due ragazzi a novembre saranno processati con rito abbreviato e condannati a 3 anni di reclusione Francesco Chiricozzi e a 2 anni e 10 mesi Riccardo Licci. Condanne troppo lievi dirà la commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio che chiederà gli atti del processo.

Mentre sono ancora accesi i riflettori mediatici su viterbo, in città si consuma in città un altro afferrato delitto. E' il 3 maggio quando Norveo Fedeli, commerciante viterbese, viene ucciso in pieno giorno nel suo negozio in via San Luca. La città è sconvolta. Il commerciante viene trovato in una pozza di sangue dietro il bancone del negozio. L'indagine ha una durata lampo. Grazie alla sinergia delle forze dell'ordine e a un'intuizione di un carabiniere, il giorno dopo il delitto a Capodimonte viene fermato Michael Pang 22 anni statunitense. E' lui l'autore del delitto: per tre volte aveva tentato di fare acquisti nel negozio ma la sua carta di credito era stata rifiutata, l'ultima volta il giorno dell'omicidio tra lui e il commerciante scoppia una lite e Pang lo colpisce con uno sgabello in testa. La città è in lutto. Si stringe intorno alla famiglia del negoziante e scende in piazza, come aveva fatto qualche giorno prima per il caso di stupro, per dire no alla violenza.

A giugno la polizia arresta un 29enne pakistano accusato di aver molestato sessualmente alcune ragazzine. Le adolescenti raccontano di essere state seguite fin sotto il portone di casa e avvicinate da un uomo che le ha molestate. Decisive per la sua identificazione le testimonianze di due ragazzine di 11 e 13 anni e le immagini delle telecamere di sicurezza. L'uomo, che si dichiara innocente, finisce in carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata. Ma nel corso dell'incidente probatorio, con un confronto all'america, nessuna delle vittime, nel frattempo salite a quattro, riconosce il pakistano che a fine luglio viene scarcerato. A fine ottobre il presunto molestatore seriale torna in carcere: altri episodi di molestie sessuali vengono denunciati, uno dei quali nei giorni di Santa Rosa. Le nuove vittime puntano il dito ancora su di lui.

In estate si verifica un brutto incidente sul lavoro: a luglio Dimitru Botan, un operaio, di origini rumene, muore nei boschi di Soriano nel Cimino mentre, a bordo di un trattore percorreva un tratto di strada battuta per rimuovere della legna. Il mezzo agricolo si rovescia e l'uomo cade nel dirupo sottostante. Carabinieri e procura avviano un lavoro d'indagine silenzioso che porterà a novembre all'arresto di due persone: i datori di lavoro accusati di di omicidio colposo, aggravato da violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro. Dagli accertamenti degli inquirenti l’operaio deceduto è risultato sprovvisto di qualsiasi patente di guida e abilitazione alla conduzione del mezzo. Mezzo non adatto a quel tipo di terreno.

Non sarà la sola operazione condotta dai carabinieri sul lavoro. Tra settembre e ottobre i militari portano alla luce venti casi di sfruttamento del lavoro. Sottopagati e ridotti a vivere dentro un casaletto fatiscente: le finestre rotte, le pareti annerite, niente acqua calda, sarebbero una ventina i lavoratori sfruttati nel Viterbese, tra pastori, tagliaboschi e vendemmiatori. I primi di ottobre i militari eseguono quattro arresti in due giorni tra cui gli autori di un sequestro di persona: a Vignanello, infatti, un bracciante che, aveva osato lamentarsi perché non veniva pagato, sarebbe stato sequestrato e picchiato. Il 24 settembre ai domiciliari era finito anche un imprenditore di Acquapendente sospettato di aver fatto lavorare nei boschi per intere giornate tre richiedenti asilo a 150 euro al mese.

Sempre a ottobre i militari smantellano un'organizzazione che avrebbe introdotto nella Tuscia lo shaboo, detta anche droga dei kamikaze, un potente stupefacente (ne sono stati sequestrati 8 etti) che avrebbero fruttato circa 700mila euro. Agli arresti domiciliari 5 persone e 11 con l'obbligo di firma.

Il mese di novembre è segnato dagli incidenti stradali: il 25 novembre sulla Tuscanese un uomo di 36 anni, Simone Evangelisti, perde la vita e un suo amico resta gravamente ferito in uno scontro con un'altra vettura. Il giorno dopo a Gallese è un anziano del posto a morire, Gelsomino Scaloni, che alla guida di un'Ape si scontra con un furgoncino. Il 29 novembre Igino Zollo, 86 anni, viene falciato da un'auto sulla strada Sammartinese, uscita da villa Immacolata. L'uomo viene investito da una Bmw mentre attraversa la strada in un punto poco illumato per andare a recuperare l'auto, parcheggiata nelle vicinanze della fermata dell'autobus, di fronte alla casa di cura.

L'anno si chiude come era iniziato: a dicembre infatti ancora arresti per estorsioni dopo quelli di gennaio con i quali è stata smantellata la cosiddetta mafia viterbese. A finire in carcere questa volta è Davide Rebeshi, fratello di Ismail, ai vertici dell'organizzazione di stampo mafioso. Il giovane avrebbe minacciato, spalleggiato da tre connazionali, un ristoratore viterbese per farsi consegnare 5.700 euro. Soldi che servivano per le spese legali del fratello in carcere. Lui e i complici finiscono in carcere con l'accusa di estorsione con l’aggravante del metodo mafioso ai danni di un ristoratore viterbese.

E sempre a dicembre viene alla luce un altro episodio di pedofilia: un pakistano di 20 anni, che lavora saltuariamente negli autolavaggi a mano, viene arrestato e posto ai domiciliari con l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di minori: due ragazzini raccontano di essere stati avvicinati dal pakistano che, con insistenza, avrebbe tentato di attaccare bottone accarezzandoli nelle parti intime e cercando di baciarli in bocca.
A pochi giorni dalla vigilia di Natale viene alla luce un nuovo stupro di gruppo. La Procura chiude le indagini a carico di due uomini accusati di violenza sessuale ai danni di una donna di 37 anni. La giovane sarebbe stata violentata da due uomini viterbesi di 42 e 54 anni che avrebbero approfittato di lei dopo averla fatta ubriacare.