

VITERBO - (s.lup.) - Porte aperte da parte degli albergatori della provincia di Viterbo ai profughi ucraini: ''La direttiva nazionale prevede che in prima battuta la loro ospitalità venga gestita tramite i centri di accoglienza e lascia spazio alle prefetture per eventuali accordi con le strutture ricettive locali. Al momento non abbiamo avuto richieste in tal senso, ma alberghi disponibili all’accoglienza ce ne saranno sicuramente in caso di bisogno'', assicura il presidente di Federalberghi Viterbo, Pier Luca Balletti.

Un modello già adottato o in via di adozione in regioni e in città dove l’esodo dall’Ucraina presenta numeri più alti rispetto alla Tuscia, con la stipula di apposite convenzioni che prevedono rimborsi per gli albergatori tramite fondi governativi od europei destinati all'emergenza ospitalità verso le vittime del conflitto. Come in Emilia Romagna, ad esempio, dove l’accordo tra Regione e Federalberghi ha permesso di ottenere quasi mille posti letto extra rispetto a quelli offerti dagli hub istituzionali o da famiglie. Mentre un progetto simile è partito anche a Roma: 180 le persone scappate dalla guerra che hanno trovato ospitalità al momento in alberghi della capitale. Mentre la Regione sta mettendo in campo gli ex Covid-hotel.
Numero di posti letto effettivamente disponibili, tempi per la presa in carico e di restituzione delle camere sono alcuni degli aspetti che eventualmente andranno valutati. ''Ma compatibilmente con l’avvio di una stagione che non si preannuncia facile – da una parte a causa della ripresa dei contagi Covid e dall’altra per il conflitto in corso - è un discorso che si può aprire'', dice ancora Balletti.
La guerra ha congelato intanto i segnali di ripresa che s’iniziavano a intravedere sul fronte degli arrivi: ''Da poco cominciavano a rivedersi i turisti internazionali considerati big spender, amanti del lusso, come gli stessi turisti russi. Ora invece è tutto nuovamente bloccato. Ma la guerra ha causato un clima di incertezza più ampio, generalizzato. Ne risente anche il turismo ordinario, proveniente dagli altri Paesi europei. Probabilmente meno ricco, ma sui quali gli operatori potevano fare conto''.
Ad aggravare il tutto anche i rincari dei costi energetici che colpiscono gli albergatori in due medi: ''Direttamente con il conto delle bollette – spiega Balletti - Gli alberghi sono imprese energivore, aperte 24 ore al giorno, con costi di molto alti. E indirettamente, riducendo la capacità di spesa delle famiglie che devono decidere se andare in vacanza o meno''.
Intanto non stanno producendo effetti i provvedimenti lanciati dal governo per cercare di rilanciare il settore, come l’estensione del superbonus edilizio anche per questi immobili. ''Purtroppo le somme messe a disposizione sono molto basse. Ci sono strutture che rimangono fuori pur avendo progetti meritevoli. Fondi nel Pnrr non mancano, ma quelli sul turismo sono un po’ carenti, speriamo molto che vengano incrementati''.