ANNO 16 n° 272
Uccise il compagno di cella a sgabellate, condannato a 14 anni
L'indiano Sing dovrà scontarne 5 in Rems poiché seminfermo di mente
30/10/2020 - 12:23

di Stefano Marini Balestra

VITERBO - Ieri la Corte di Assise di Viterbo (presidente Mautone) ha condannato l’indiano Khajan Sing alla pena di 14 anni di carcere e 5 anni di Residenza per le misure di sicurezza (ex manicomio criminale), pena attenuata dall’accertato stato di seminfermità mentale per la morte di Giovanni Delfino, ucciso a sgabellate in carcere dal compagno di cella. La difesa del condannato, rappresentata dall’avvocato Carlevaro del foro di Civitavecchia proporrà appello per ottenere uno sconto di pena proprio sulla circostanza dell'alterata situazione psicologica del suo assistito.

Cosi, di certo, la difesa della Parte civile (avvocato Pirroni del foro di Roma) ha un assist nella tesi che i fatti accaduti nel carcere di Mammagialla allorché il compagno di cella del Sing, il mite Giovanni Delfino, 61 anni, venne colpito a morte a sgabellate infertegli con violenza, sarebbero stati causati da una leggerezza della direzione del carcere che avrebbe consentito a Sing di essere ristretto “ordinariamente” quando invece necessitava l’isolamento e la custodia a vista. Di tanto la stessa direzione del Carcere di Mammagialla era stato ammonita dal servizio medico del Carcere di Civitavecchia, da dove il detenuto era stato trasferito per aver tentato un delitto della stessa indole nei confronti del suo compagno di cella. L’inosservanza della cautela richiesta è, per gli eredi del Delfino, l’origine della sua morte, quindi la presunta responsabilità del Ministero nei cui confronti sembra già esserci un procedimento civile per culpa in vigilando.






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