ANNO 16 n° 275
Uccide i 2 figli: «Ho fatto quel che ci vuole»
09/11/2012 - 09:39

Il padre assassino di Umbertide avrebbe premeditato la morte dei suoi figli, di otto e 12 anni. Mustapha Hajjaji, cittadino marocchino che martedì sera ha sgozzato Ahmed e Jiahane nel bagno della casa della moglie Naoual Belgotte, dalla quale si stava separando, ha infatti lasciato una lettera scritta in arabo nella quale avrebbe tra l'altro scritto: «Ho fatto la cosa che ci vuole».

TAGLIERINI PORTATI DA CASA - Il 44enne , inoltre, si era portato da casa delle lame di taglierino che gli sono state trovate in tasca, mentre sotto ai corpi dei due bambini sono state rinvenute altre due lame, e lì accanto un coltello sporco di sangue. Ma le lame in più contribuiscono a costruire l'ipotesi della premeditazione.

LA FUGA DA CASA - Questo è quanto emerge dalle indagini condotte dal pubblico ministero Mario Formisano che quindi ha chiesto al gip la convalida del provvedimento restrittivo nei confronti di Hajjaji e l'emissione a suo carico di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. A inizio novembre la donna, con i bambini, aveva lasciato la casa coniugale a Città di Castello e si era trasferito nella vicina Umbertide. In passato aveva già denunciato il marito per una lite, e per questo Formisano è stato affiancato dal sostituto procuratore Massimo Casucci, titolare di quel fascicolo.

 

«COME UNA SCHIAVA» - Hajjaji, che dopo il duplice infanticidio aveva tentato il suicidio, si trova ricoverato all'ospedale di Città di Castello e venerdì dovrebbe essere trasferito in quello di Perugia. Non ha ancora parlato con gli inquirenti. La signora Belgotte, invece, avrebbe ammesso di essere «trattata come una schiava» e di essere stata «terrorizzata» dal marito.

«LA RELIGIONE NON C'ENTRA» - Parrebbe invece escluso il movente religioso: si ipotizzava, inizialmente, che le liti fossero legate al rifiuto di Belgotte di indossare il velo islamico. «Quella che si è consumata è purtroppo una tragedia familiare, maturata all'interno delle mura domestiche - ha spiegato Valerio Collesi, legale della donna - Non ha nessun legame con motivi religiosi». In ogni caso il Centro culturale islamico di Umbertide ha espresso dura condanna per l'accaduto: «Un principio fondamentale dell'Islam è che 'chiunque uccida un essere umano sarà come se uccidesse tutta l'umanità e chiunque salvi una vita sarà come se salvasse la vita a tutta l'umanità', pertanto quanto accaduto è contrario a qualsiasi principio della religione musulmana», è stato sottolineato in una nota.

corriere.it






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