ANNO 16 n° 275
TusciaExpo,
progetto abortito
Camera Commercio, Comune e Provincia sciolgono la societą
10/01/2012 - 03:42

VITERBO - TusciaExpo, l’ennesimo progetto che avrebbe dovuto contribuire alle magnifiche sorti e progressive di Viterbo è stato abortito. Ieri, i soci fondatori, Il Comune, la Provincia e la Camera di Commercio, che per un decennio hanno decantato le virtù salvifiche di quello che avrebbe dovuto diventare il polo fieristico espositivo di Viterbo, nel progetto originale affiancato da un altrettanto grandioso Centro Agroalimentare, hanno deciso di sciogliere la società per azioni. All’interruzione volontaria della gestazione, durata due lustri, non ha partecipato il quarto socio: la Regione Lazio, quello che avrebbe dovuto mettere i soldi. Anzi che ha sempre sostenuto di averceli messi, i soldi, ma non li ha mai sborsati davvero.

Ed è stata proprio la mancanza di soldi per costruire il centro fieristico, per il quale il Comune aveva messo a disposizione a titolo gratuito una trentina di ettari di terreno di sua proprietà in località Volpara, ad indurre i soci locali ha rivolgersi alla “mammana”.

TusciaExpo, a parte una serie di iniziative promesse sotto la presidenza di Antonio Degli Iaconi, alcune delle quali di notevole spessore, è quasi sempre stata una scatola vuota, buona solo ad accontentare qualcuno desideroso di ottenere dalla politica una poltrona ancorché inutile.

Nel frattempo, però, ha accumulato debiti. Oltre mezzo milione di euro negli ultimi due anni pur essendo di fatto non operativa. Sarebbe interessante sapere come sono stati spesi. Tanto è bastato al presidente della Provincia Marcello Meroi per sostenere che la società avrebbe dovuta essere sciolta da anni.

E pensare che all’inizio della legislatura, la giunta regionale di Renata Polverini aveva assicurato che, in qualche piega del bilancio della Pisana erano ancora accantonati 12 miliardi di vecchie lire, poco meno di 4 milioni di euro, destinati a TusciaExpo fin dalla “preistoria”. Soldi che per un motivo o per l’altro, nessuno ha saputo e forse voluto spendere.

TusciaExpo fu fondata nel 2001, epoca in cui al soglio di Palazzo dei Priori era da poco asceso Giuseppe Fioroni. Era stata proprio la giunta di centrosinistra (quello vero, della prima Repubblica) guidata da Fioroni ad approvare il progetto, sostenuto con caparbietà da Pino Genovese, allora assessore del Psi.

Infine, ill Centro fieristico espositivo (e del Centro agroalimentare) hanno subito una sorte che sembra ineluttabile a queste latitudini: restare incompiuti. Proprio come il semianello di Viterbo, la Superstrada Orte-Viterbo-Civitavecchia, l’ospedale di Belcolle, la nuova caserma dei vigili del fuoco, le ex terme Inps, il nuovo liceo scientifico, le scale mobili di Valle Faul e il relativo parcheggio interrato, il riutilizzo dell’ex ospedale Grande degli Infermi, dichiarato inagibile in modi e tempi quantomeno sospetti. E l'elenco potrebbe essere ancora lungo.






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